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Guardi, Francesco Vista attraverso il porticato del Palazzo Ducale a Venezia. Penna in marrone, tracce di gesso nero su carta blu; sul retro: piccolo gruppo di edifici a penna marrone, studio di figure e gambe a gesso nero. 25,5 x 19,8 cm. Sul retro è presente il timbro di autorizzazione all’esportazione dell’Ufficio Centrale per la Tutela dei Beni Culturali di Vienna. Firma poco chiara. In questo disegno meravigliosamente arioso, Francesco Guardi immortala la vista dal portico della facciata occidentale del Palazzo Ducale verso la laguna. Attraverso l’apertura dell’arco si intravede la cupola accennata di San Giorgio. Evidentemente questa veduta doveva esercitare un fascino particolare su Guardi, dato che egli ripeté e variò il motivo più volte. Morassi menziona diversi dipinti, tra cui uno un tempo appartenente alla collezione del conte di Normanton, oltre a due disegni strettamente correlati, eseguiti in modo pittorico e di proprietà privata (Morassi 532 e 534), nonché una versione abbozzata conservata nella collezione dello Statens Museum for Kunst di Copenaghen (Inv. KKS18006, Morassi 533). All’interno di questo gruppo, il nostro foglio si distingue per l’immediatezza del tratto e l’uso della carta blu. Con la stessa rapidità e brillantezza, Guardi coglie sul foglio tutti i dettagli essenziali delle vedute architettoniche. Il ritmo del disegno non gli impedisce affatto di modulare le linee in modo variegato. Descrive i contorni con uno staccato spezzato, le ombre senza interruzioni con un fluido zigzag. Con la stessa precisione spontanea, Guardi abbozza le figure. Bastano pochi, significativi tratti di penna per conferire una sostanza riconoscibile al gruppo seduto a sinistra contro il muro e all’uomo con il bambino a destra. Non è chiaro se la composizione si trovi all’inizio di un processo di progettazione e rappresenti forse addirittura la «prima idea» per questa riuscita composizione pittorica. A confermare il carattere di studio sono i frammenti di schizzo sul retro. Con lo stesso inchiostro, a quanto pare, Guardi ha disegnato lì, sopra vecchi studi di figure realizzati a gesso nero, la vista attraverso un arco accennato su un gruppo di edifici. È tuttavia fuori discussione che non si tratti di uno di quei disegni che Guardi realizzò, dopo l’affermarsi del suo successo, come opere autonome per collezionisti facoltosi e che, con il loro carattere abbozzato ben calcolato, dovevano soprattutto dimostrare la bravura dell’artista. Senza costrizioni e fedele solo a se stesso, Guardi esplora qui con il disegno un angolo della sua città e proprio per questo si rivela uno dei più grandi pittori indiscussi della Serenissima. Provenienza: Collezione del dott. Gottfried Eissler (1862-1924), Vienna (Lugt 805b). Galleria d’arte Gustav Nebehay, Vienna (circa 1927). Probabilmente collezione S. Moeller, Budapest (cfr. Morassi 1975). Edmond Lévy-Ditisheim (1896-1988), Basilea. Per successione, collezione privata in Germania. Bibliografia: *Die Zeichnung*, fascicolo 1: Disegni a mano italiani del XVIII secolo: provenienti dalla collezione della galleria d’arte Gustav Nebehay, con una prefazione di Max J. Friedländer, Vienna s.d. [circa 1927], s.p., tav. 8. Antonio Morassi: *Tutti i disegni di Antonio, Francesco e Giacomo Guardi*, Venezia 1975, p. 171, probabilmente al n. 534: «Un disegno a penna con lo stesso soggetto (mm 260 x 205)». - Si prega di richiedere le relazioni sullo stato di conservazione dei singoli lotti, poiché lo stato di conservazione è indicato nel catalogo solo in casi eccezionali. - Si prega di richiedere le relazioni sullo stato di conservazione dei singoli lotti, poiché lo stato di conservazione non è solitamente menzionato nel catalogo.
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