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Henry, Suzette Ritratto dell’artista Daniel Nikolaus Chodowiecki seduto a un tavolo davanti a un blocco da disegno e a una matita, con un monocolo in mano. Olio su tela, montato su pannello. 80,5 x 66 cm. Firmato in basso a destra «S. Henri geb. Chodo[...]». Intorno al 1800. Il presente ritratto, opera di Suzette Henry, la secondogenita di Daniel Nikolaus Chodowiecki, è stato riscoperto solo di recente nel mercato dell’arte. Sia l’identità del soggetto raffigurato sia la paternità dell’opera erano andate perdute. Una pulizia a regola d’arte della superficie del dipinto ha riportato alla luce la firma, rendendo possibile un’attribuzione inequivocabile all’artista. Susanne Chodowiecka, detta Suzette, sposata Henry, fu senza dubbio la più fedele erede di suo padre. Come lui, realizzò serie di quadri di genere moralizzanti sulla vita borghese. I temi del «matrimonio» e dell’«educazione», ad esempio, ai quali si dedicò approfonditamente, provenivano dal repertorio tematico del padre. Quest’ultimo aveva anche dato l’esempio della logica narrativa del contrasto tra virtù e vizio in serie di quadri diventate famose. Così come Daniel Chodowiecki era un eccellente ritrattista – cosa che forse non viene sufficientemente considerata, al di là delle sue rappresentazioni della vita, del pensiero e dei sentimenti della società borghese del suo tempo, nonché dei suoi quadri di attualità – anche Suzette si distinse in modo davvero notevole in questa disciplina. I suoi maestri furono i migliori in assoluto: dopo la prima formazione ricevuta dal padre, divenne allieva di Johann Christoph Frisch, all’epoca il ritrattista più importante di Berlino, e infine di Anton Graff a Dresda, il più grande ritrattista dei territori tedeschi, con cui il padre era strettamente legato. Anche dopo il matrimonio con Jean Henry, predicatore ugonotto e in seguito sovrintendente del Gabinetto delle Antichità e delle Monete di Berlino, la pittrice continuò la sua attività artistica senza interruzioni. Ciò in cui superò suo padre fu il formato. Chodowiecki è l’eminente maestro del piccolo formato. Suzette, invece, si allineò agli standard della ritrattistica e dipinse a grandezza naturale, scegliendo non di rado un’inquadratura più ampia del semplice busto e realizzando anche grandi tele per i ritratti di famiglia. Suzette Henry ha ritratto suo padre a mezzo busto nel dipinto qui presentato, così come in un altro ritratto, probabilmente realizzato poco prima, conservato nella collezione del Berlin Museum. Considerata la fama di Chodowiecki – direttore dell’Accademia, incisore molto richiesto e, all’epoca, probabilmente l’incisore più collezionato in Germania – e tenendo conto anche della vivace vita sociale dell’artista, il numero di ritratti a lui dedicati è notevolmente esiguo. Oltre ai due ritratti realizzati dalla figlia, esisteva un ritratto di Frisch, di cui una copia parziale è conservata nel «Tempio dell’Amicizia» della Gleimhaus di Halberstadt, e per il resto solo il ritratto qui sopra, opera di Graff, di cui si conservano diverse copie insieme al ritratto della moglie di Chodowiecki. L’artista è seduto a un tavolo con indosso una giacca grigia con un vistoso colletto alle spalle, chino su un foglio di carta. Il volto, in posizione di profilo rispetto al corpo, è rivolto verso l’osservatore; l’espressione è vivace, le labbra, ricche di sfumature, sembrano intente a parlare. La portata dell’opera di Chodowiecki è spesso oggetto di ammirazione. Un suo biografo di vecchia data riferisce che, durante le numerose visite che riceveva, l’artista non interrompeva il proprio lavoro e tuttavia riusciva al contempo a dedicare la propria attenzione all’ospite e a conversare animatamente. Proprio questo momento sembra essere illustrato dal presente ritratto di vecchiaia attraverso il marcato voltarsi del volto. In questo si avvicina al capolavoro di Graff realizzato nel gennaio 1800. Come strumenti di lavoro dell’artista e al tempo stesso attributi del ritratto d’artista, Chodowiecki tiene con sé una matita e un monocolo. Il dipinto può quindi essere considerato, anche dal punto di vista iconografico, un ritratto d’artista, proprio come l’altro ritratto del padre realizzato dalla pittrice. Quest’ultimo ritrae il maestro seduto su una sedia con la schiena appoggiata allo schienale, lo sguardo rivolto verso l’osservatore da sotto le palpebre pesanti, una mano appoggiata su una cartella in formato folio che tiene sulla gamba. Il presente ritratto non ha nulla da invidiare a quello in termini di solennità, ma lo supera di gran lunga per la sua serena cordialità. Forse si tratta dell’ultimo dei ritratti pittorici dell’artista. Dr. Reimar Lacher Bibliografia: Reimar F. Lacher: Sitten, Satire, Aufklärung. Kalenderkupfer von Daniel Chodowiecki. Göttingen, 2026, p. 19, n. I.1, con illustrazione. - Si prega di richiedere le relazioni sullo stato di conservazione dei singoli lotti, poiché lo stato di conservazione è indicato nel catalogo solo in casi eccezionali. - Si prega di richiedere le relazioni sullo stato di conservazione dei singoli lotti, poiché lo stato di conservazione non è solitamente menzionato nel catalogo.
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