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MONTAIGNE. — CORIO (Bernardino). L'Historia di Milano. [...] Con le vite di tutti gli imperatori. Venezia, Giorgio de' Cavalli, 1565. Volume corposo in-4, pelle di coccodrillo color havana, listello a freddo e filetto dorato a cornice, dorso decorato, piccoli stemmi ripetuti nei riquadri, tagli rossi (Rilegatura del 1860 circa). Esemplare di Montaigne di grande valore, con la sua firma autografa in calce al frontespizio. Il volume è riportato nell’elenco redatto da Alain Legros, che ad oggi ha censito 108 libri «sopravvissuti» della biblioteca di Montaigne: vi è citato con il n. 107 (cfr. Alain Legros, Elenco dei libri di Montaigne e di La Boétie conservati o attestati, online, aggiornato al 26 maggio 2024). La biblioteca di Montaigne, che l’autore considerava una delle più belle tra le biblioteche di paese, comprendeva circa mille volumi, per lo più libri di storia (la grande passione di Montaigne) e di lettere. Fu dispersa intorno al 1630 ed è ormai nota solo per questi 108 libri – ovvero circa un decimo della biblioteca – che appaiono oggi come preziose reliquie, testimoni delle abitudini e dell’attività intellettuale dell’autore dei Saggi: A casa mia, mi dedico un po’ più spesso alla mia biblioteca [...]. Lì, sfoglio ora un libro, ora un altro, senza ordine né scopo, a pezzi sconnessi: ora sogno, ora annoto e dettato, passeggiando, i miei sogni che ecco qui. [...] Si trova al terzo piano di una torre [...]. Da giovane studiavo per ostentazione, poi, un po’, per calmarmi; ora, per divertirmi [...] (Saggi, III, 3). L’elenco redatto da Alain Legros riporta 20 libri in italiano, tra cui un’opera sul Tevere (Bacci, Del Tevere, n. 8), i Commentari di Giulio Cesare (n. 24), i dialoghi d’amore di Leone l’Ebreo (n. 55), le Antichità della città di Roma di Mauro (n. 62), un Petrarca (n. 75) o ancora uno Strabone (n. 89). Non sappiamo in quali circostanze Montaigne abbia acquisito questa Storia di Milano (edizione originale del 1503), che lo storico Bernardino Corio (1459-1519) era stato incaricato di scrivere su richiesta del duca di Sforza. In ogni caso, l’argomento poteva interessare Montaigne, molto affezionato ai racconti che suo padre, Pierre Eyquem, gli narrava sulle guerre d’Italia – quest’ultimo partecipò alla settima guerra e tornò nelle sue terre nel 1529 (cfr. Concetta Cavallini, L'Italianismo di Michel de Montaigne, 2003, p. 74): questa edizione ampliata rievoca infatti gli eventi delle guerre d'Italia fino al 1535. La capitale della Lombardia non sembra aver impressionato molto l’umanista durante il suo viaggio in Italia nel 1580-1581. Si sa che vi fece una breve sosta, di appena due giorni; dopo aver lasciato Pavia il 26 ottobre 1581 e aver fatto una deviazione per vedere «la pianura dove si dice che l’esercito del re Francesco I sia stato sconfitto da Carlo V» (nella battaglia di Pavia del 1525), Montaigne giunse a Milano: È la città più popolosa d’Italia, è grande, brulicante di artigiani e mercanti di ogni genere. Assomiglia abbastanza a Parigi. Non vi si trovano i bei palazzi di Roma, Napoli, Genova o Firenze, ma la supera in grandezza. Il 27 decise di visitare i dintorni del castello, dove rimase tutto il giorno a causa di una pioggia abbondante che si abbatté, per poi ripartire la mattina seguente. L’esemplare è appartenuto al conte Eugène de Porry (1829-1884), letterato marsigliese e corrispondente di diverse società scientifiche, tra cui l’Académie du Var, con il suo piccolo stemma impresso sul dorso e il suo nome in lettere dorate in calce. È interessante notare che la famiglia di questo scrittore è un ramo lontano dell’antica casata milanese dei Porri, stabilitasi in Francia sotto Luigi XIII e il cui nome è citato da Bernardino Corio nel suo libro. Leggera macchia d’umidità all’angolo degli ultimi 5 quaderni. Una lettera maiuscola S nel foglio ††1 (dedica al cardinale) è stata ritagliata e ripristinata senza decorazioni; il testo sul retro è stato ricreato a penna al momento della rilegatura (3 x 2,5 cm).
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