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CAMPI Antonio (Cremona 1523-1587) “La morte di Lucrezia”. Importante olio su tela, 125 x 150 cm. Ritelaio e piccoli interventi di restauro. Incorniciato in un’imponente cornice in legno e stucco dorato del XIX secolo. Provenienza: antica collezione di François-Joseph MOREAU (1789-1862), medico del re Luigi Filippo (come attestato dal sigillo di cera) Collezione privata dall’inizio del XX secolo, poi tramandata ai discendenti. Lucrezia è una donna famosa per la sua bellezza e, ancor più, per la sua virtù. Moglie di Tarquinio Collatino, uomo potente e vicino al re Tarquinio, la giovane donna si toglie la vita dopo essere stata violentata da Sesto Tarquinio, figlio del re. Lucrezia è un exemplum (storia di una persona le cui azioni sono degne di essere imitate), poiché non vuole dare l’esempio di una donna che sarebbe sopravvissuta al disonore. È in seguito allo stupro di Lucrezia che Roma sarebbe passata dalla monarchia alla Repubblica, nel 509 a.C., come segnalano numerosi autori antichi, ad esempio Tito Livio. Antonio Campi è un pittore, incisore e architetto italiano. Inizia come allievo del fratello Giulio, poi lavora in Italia, a Cremona, naturalmente, ma anche a Brescia e a Milano. Allievo del fratello maggiore Giulio, esordisce con una pala d’altare per la chiesa di Sant’Ilario a Cremona, datata 1546. In quest’opera si notano le influenze di Giulio Romano, del Parmigianino e persino di Primaticcio, evidenti anche nei dipinti che realizzò insieme al fratello Giulio per la loggia di Brescia (1549). Intorno al 1550 collabora, sempre con Giulio, alla decorazione del Palazzo Pallavicino a Torre Pallavicina, realizzando dipinti mitologici molto raffinati e colorati. In quegli stessi anni risale il suo primo soggiorno a Milano, dove inizia a decorare la chiesa di San Paolo Converso con il ciclo di affreschi del presbiterio (1564) e dove dipinge una pala d’altare, la Resurrezione di Cristo, per Santa Maria presso San Celso. La sua pittura comincia a caratterizzarsi per un tono drammatico e spettacolare che gli avrebbe procurato la simpatia dell’arcivescovo Carlo Borromeo, paladino della Controriforma. Tornato a Cremona, dipinge la Pietà (1566) per il duomo e la Decollazione del Battista per la chiesa di San Sigismondo, opera che mostra già un chiaroscuro caratteristico e marcato, costruito da una forte fonte di luce laterale che Roberto Longhi definirà come un precedente alla pittura di Caravaggio. Questi anni molto intensi sono costellati di opere: numerosissimi affreschi (sempre per la chiesa di San Sigismondo e per quelle di San Vittore a Meda), le tele (Sacra Conversazione, oggi a Brera, San Girolamo, oggi al Museo del Prado, all’Escorial, la Decollazione del Battista per San Paolo Converso a Milano, l’Adorazione dei pastori per il santuario di Santa Maria della Croce a Crema). Tra le sue opere milanesi più mature spiccano: il trittico della chiesa di San Marco a Milano (1577), oggi conservato nel piccolo museo annesso alla chiesa, e le due tele della cappella Gallarati nella chiesa di Sant’Angelo (1583-1584), dal tono quasi caravaggesco, e la decorazione della volta della chiesa di San Paolo Converso, con una prospettiva spettacolare e le figure di Cristo, della Vergine e degli Apostoli dalla scenografia imponente, quasi una premonizione della pittura barocca, realizzata in collaborazione con il fratello Vincenzo. Il pittore è stato messo in luce in occasione di una mostra a Torino, presso la Galleria Canesso, dal 7 dicembre 2023 al 10 marzo 2024. Esperto: René MILLET a Parigi; ringraziamo il sig. Franco Frangi per il suo aiuto nell’attribuzione del dipinto
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