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Auktionshaus Zofingen

2477 - Hans Josephsohn

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24.000 CHF (26.104 €)

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Hans Josephsohn 1920 Königsberg - 2012 Zurigo Senza titolo. 1975 Rilievo in ottone, con patina nera in alcuni punti 3/6. In basso a sinistra, impresso il monogramma e la data: JOS. 75. Sul retro, marchio dello fonderia e numerazione: KUNST GIESSEREI ST. GALLEN 1065 Profondità 23 cm, larghezza 73 cm, altezza 110 cm Oltre alla tiratura di sei esemplari, sono stati realizzati altri due esemplari d’artista (AP). Quest’opera è registrata nella Kesselhaus Josephsohn, a San Gallo, con il numero di inventario: 1065. Ringraziamo Ulrich Meinherz per le gentili informazioni fornite. Hans Josephsohn è uno dei più importanti scultori dell’arte europea del dopoguerra. Di origini ebraiche, nel 1938 si rifugiò in Svizzera e dal 1939 al 1943 studiò a Zurigo presso lo scultore svizzero Otto Müller. Nel corso di oltre sei decenni, Josephsohn ha sviluppato un’opera scultorea coerentemente originale, che, al di là delle mutevoli correnti artistiche, si è dedicata alla figura umana e alla sua presenza nello spazio. Solo nella sua produzione tardiva il suo lavoro ha ottenuto un più ampio riconoscimento internazionale. Oggi la «Kesselhaus Josephsohn» di San Gallo si dedica alla conservazione, alla documentazione e alla divulgazione del lascito artistico di Hans Josephsohn. In stretta collaborazione con la Fonderia d’arte di San Gallo, essa riveste un ruolo centrale nella cura e nella presentazione della sua opera. Con il suo linguaggio formale dall’aspetto arcaico e la superficie irruvidita, il rilievo in ottone qui presentato conduce immediatamente nel mondo plastico di Josephsohn. Dalla superficie scura, attraversata da tonalità terrose di marrone e ocra, emergono forme corporee che si condensano in una composizione figurativa accennata. Le figure umane sembrano spuntare dal fondo del rilievo, avvicinarsi e allo stesso tempo fondersi nuovamente con esso. I contorni rimangono frammentari, i confini dei corpi si dissolvono; la figura e lo spazio circostante diventano un’unità indissolubile. L’opera illustra in modo impressionante il modo in cui Josephsohn affronta il rilievo come forma a metà strada tra la superficie e la scultura libera. A differenza di un rilievo tradizionale, che riproduce le sue figure attraverso contorni chiaramente delineati e una gerarchia spaziale ordinata, la composizione si sviluppa attraverso un gioco di condensazione, sovrapposizione e spazio vuoto. I corpi non sembrano semplicemente rappresentati su una superficie, ma sembrano emergere da una massa. Lo sguardo si muove a tentoni sulle irregolarità in rilievo e in incavo, scopre singoli frammenti corporei e li perde nuovamente sullo sfondo scuro. Caratteristico è anche il trattamento del materiale. Josephsohn lavorava prevalentemente con il gesso, che modellava, scolpiva una volta asciutto e poi integrava nuovamente. Le tracce di questo processo continuo di modellazione, fatto di asportazione e aggiunta, trasferite in modo permanente nel metallo attraverso la fusione, rimangono volutamente visibili. La patina, a tratti scura, accentua l’effetto di profondità della superficie e fa risaltare i rilievi plastici alla luce cangiante. Il materiale appare così meno come un metallo prezioso e più come materia consolidata, plasmata nel corso del tempo. L’anno 1975 segna una tappa importante nella carriera di Josephsohn: oltre a una mostra personale a lui dedicata al Museum zu Allerheiligen di Sciaffusa, partecipò alla mostra «Kunstszene Zürich 1975» al Kunsthaus di Zurigo. La sua riflessione sull’esistenza umana aveva già dato vita, a quel punto, al suo inconfondibile linguaggio formale, in cui la presenza corporea e l’astrazione estesa non appaiono come opposti, ma si condizionano a vicenda. La narrazione figurativa e la struttura plastica autonoma non consentono una lettura univoca, ma dispiegano il loro effetto dall’oscillazione tra l’indeterminatezza delle forme e la presenza fisica della figura. Con la sua composizione a rilievo, la patinatura sfumata e il metallo dall’aspetto terroso, l’opera rappresenta in modo esemplare la concezione inconfondibile che Josephsohn ha della scultura – intesa come un processo continuo in cui la figura umana si delinea dalla materia e allo stesso tempo rimane impressa in essa. È proprio in questo che risiede il fascino duraturo della sua opera. Data dell’asta: 27/11/2026 Ora approssimativa dell’asta: 17:26 CET

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

Asta d'autunno 2026 (Giorno 3/4)
venerdì 27 novembre
09:00 AM
Klösterligasse 4
CH-4800 Zofingen, Svizzera

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