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222 - SAND George (Aurore Dupin, baronessa Dudevant, detta) [Parigi, 1804 - Nohant, 1876], romanziera francese.

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SAND George (Aurore Dupin, baronessa Dudevant, detta) [Parigi, 1804 - Nohant, 1876], romanziera francese. Lettera autografa firmata « (George Sand) Aur. Dudevant» indirizzata a Louis-Joseph Vincent. 8 ottobre 1837, 23 pagine e un quarto in quarto. Lunga lettera che racconta le vicende del marito Casir Dudevant, nel pieno di una causa di divorzio, 1837-1838, vicenda che all’epoca fece molto scalpore a causa dei numerosi colpi di scena che coinvolgevano i loro figli. Chiede al signor Vincent: «Poiché lei si degna di prestare un interesse del tutto particolare alla mia situazione domestica e alle mie questioni familiari […] approfitterò della sua pazienza e della sua buona volontà per raccontarle tutto ciò che mi preoccupa e mi turba in questo momento.» Racconta innanzitutto del rapimento di Solange da parte del padre: «Innanzitutto, per quanto riguarda il rapimento della mia povera bambina Solange. Non si aspetti che le dia una spiegazione plausibile dei motivi che hanno spinto il signor Dudevant a venire nella mia stessa casa, a ricorrere alla violenza e a strappare con crudeltà, a rischio di spezzarle le membra nonostante le mie lacrime e le mie grida, dalle braccia della sua governante. Il tutto per amore paterno, secondo lui. Questo comportamento è tanto assurdo quanto odioso.» La maleducazione con cui suo marito si è rivolto a sua figlia spiega la sua reazione alle indagini richieste da Georges Sand: «È indignato dai fatti emersi dall’indagine che ho avviato l’anno scorso per ottenere la separazione, e dai quali potete constatare che il signor Dudevant non aveva mai mostrato grande affetto per sua figlia e che, nei suoi accessi di cattivo umore, le rivolgeva gli [epiteti] più volgari e osceni, al punto che la bambina, senza dubbio più spaventata dal tono con cui li pronunciava che dal loro significato osceno, si metteva a piangere davanti a tutti» Espone inoltre di aver stipulato un primo accordo privato prima della separazione, per il loro figlio Maurice, allora tredicenne, che suo marito ha violato «In un primo accordo […] che avevo stipulato con il signor Dudevant prima della sentenza di separazione – e che egli ha violato presentando ricorso in appello – era stato stabilito che mio figlio avrebbe completato la sua istruzione al collegio e avrebbe diviso equamente tra me e suo padre le vacanze e i giorni di uscita. Per quanto riguarda la bambina, il signor Dudevant me la lasciava interamente e non si riservava nulla, nemmeno il diritto di vederla.» In essa fornisce anche notizie di Maurice, che sopportava male quel periodo di processo e di litigi: «Era straordinariamente infantile per la sua età. D’un tratto divenne un uomo. Lo si credeva debole di carattere e persino spensierato. A volte gli rimproveravo un po’ di egoismo. Da un giorno all’altro mostrò una fermezza evidente e una sensibilità purtroppo eccessiva.» Spiega inoltre che si ammalò e che dovette ritirarlo dal collegio per portarlo a Nohan affinché fosse curato: «Senza attendere l’autorizzazione del signor Dudevant, portai subito mio figlio a casa mia […] e scrissi a suo padre ciò che era successo e ciò che mi aveva detto il dottore.» Si rifiuta di affidare il bambino, debole e malato, a un uomo violento e ubriacone. La legge deve proteggere i bambini. Conclude: «No, no, è impossibile che non ci sia un modo legale per garantire il riposo di mio figlio. Dovrei fuggire con lui? Dovrei sottrarmi a questa legge, a questa giustizia che invoco? No, sarebbe come dubitare di essa, e i miei figli non devono entrare nella vita odiando le leggi del loro Paese. Non chiedo di umiliare il signor Dudevant, già umiliato cento volte per colpa sua. Non voglio annullare un impegno. Non voglio infliggergli l’affronto, agli occhi di suo figlio, di privarlo di ogni parvenza di autorità. Chiedo solo che un’ordinanza, una qualsiasi formula legale, mi garantisca provvisoriamente per due anni, per un anno, per un periodo che i medici stessi stabiliranno in base alle necessità di Maurice, il diritto di curare mio figlio e di dedicarmi a lui in ogni momento, senza che un atto di furore venga a distruggere in un solo giorno l’effetto di un’intera vita di sollecitudine e di amore.» Si allega una nota autografa (1/2 pagina in-4°) relativa ai suoi rapporti con Casimir Dudevant nell’estate del 1833; questi, dopo averle promesso una pensione di 6000 franchi e non avendo mantenuto la promessa, le rispose: «Me ne frego della mia coscienza quanto di voi»

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