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62 - LA FAYETTE Marie Madeleine, Pioche de la Vergne, contessa di [Parigi, 1634 - ibid., 1693], scrittrice francese.

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LA FAYETTE Marie Madeleine, Pioche de la Vergne, contessa di [Parigi, 1634 - ibid., 1693], scrittrice francese. Lettera autografa indirizzata a Gilles Ménage. 5 settembre [1656]; 4 pagine in-4°. Magnifica lettera letteraria in cui Madame de La Fayette confessa con umorismo di essersi sbagliata nel suo giudizio su un madrigale, citando di sfuggita Petrarca, Guarini e Mlle de Scudéry; e nel contempo espone le sue riflessioni sull’arte poetica. «Se si potesse trarre qualche vanto dalla mia scelta, vi assicuro che potreste trarne uno dalla scelta che ho fatto del vostro madrigale piuttosto che di quello del Guarini e di quello del signor du [Ramy], è stato solo dopo averli letti dieci volte, gli uni e gli altri, che mi sono dichiarata a vostro favore e, sebbene mi sia gravemente sbagliata nel credere a quanto mi avete scritto, che il madrigale del Padre fosse di Petrarca, ciò non mi impedisce di leggerlo con estrema attenzione, e notavo persino, mentre lo leggevo, che quel madrigale era dedicato a [...] e questo mi metteva in imbarazzo perché [sembrava] che Petrarca non avesse mai scritto versi se non per Madame Laure. Stavo per chiedervi da dove provenisse quel madrigale, senza tuttavia che questa riflessione mi facesse rendermi conto del mio errore. Avevo confuso questi due grandi poeti nella mia mente, e li ho scambiati l’uno per l’altro in modo del tutto inopportuno; tuttavia sono lieta che i [Costori] e i Cappellani non vi abbiano riconosciuto sotto le vesti del Falso e che abbiate difeso così bene il nome di quel grande uomo, dal momento che nemmeno gli stessi esperti del mestiere si sono accorti del vostro inganno, è un motivo di vanto essere stata ingannata proprio come loro; ma avrei un’estrema curiosità di sapere cosa vi abbia spinto ad arricchire il Falso con il vostro bene. Credo che fino a quel momento questa avventura non gli fosse mai capitata. È stato sicuramente derubato, ma non credo che gli sia mai stato dato nulla. In verità è sorprendente che scriviate versi in italiano come fate. Ricordatevi, se vi aggrada, che è a me che dovete tutta la gloria che vi spetta per questa lingua, e che fu per farmi piacere che vi metteste a studiarla nel tempo in cui mi amavate più di quanto mi amiate ora. Vi prego che questo debito sia motivo per cui non mi inganniate più: altrimenti sarò ingannata ogni volta che vi piacerà, e riceverò i vostri versi sotto il nome di Petrarca del Fasse, del Guarini, del cavaliere Marin, insomma sotto il nome di chiunque vorrete: non dubitavo che Mademoiselle de Scudéry avesse più spirito di chiunque altro in Francia, ma ora ne sono ben convinta, poiché solo lei ha intuito che il madrigale [D’Fol] fosse vostro. Assicurate pure questa persona spiritosa dell’ammirazione che nutro per lei. Trovo il madrigale per la dama assente molto di mio gusto, e il pensiero è tanto galante quanto ben espresso; dall’ultima lettera che ho ricevuto da voi ho visto che la canzone italiana è la vostra opera preferita e sono entusiasta di averla trovata così bella come l’ho composta. Poiché tutte le rassicurazioni che vi do della mia amicizia non vi convincono, non so cosa fare per convincervi. Mi sembra che quando dico di amare qualcuno, si debba credermi, poiché non lo dico così spesso. Addio. Sono infinitamente grato al signor de la Rochefoucault per il suo complimento: è frutto della bella simpatia che ci lega. » Si allega una vecchia copia della lettera.

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Vente

In segno di riconoscenza alle donne della letteratura - Una biblioteca dedicata alla letteratura femminile
mardi 17 novembre
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