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60 - Jean-Baptiste DESHAYS (1729-1765)

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Jean-Baptiste DESHAYS (1729-1765) Tobie che restituisce la vista al padre Tela. Altezza: 110 cm; Larghezza: 143 cm Provenienza: - Vendita postuma Deshays, 26 marzo 1765, n. 104 (invenduto): «quadro di ricca fattura, dipinto su tela dal signor Deshays prima di recarsi a Roma. È alto tre piedi e mezzo e largo quattro piedi e mezzo». Bibliografia: - Marc SANDOZ, Jean-Baptiste Deshays 1729-1765, Parigi, Editart - Quatre Chemins, 1977, p. 66, n. 12 (opera dispersa); - André BANCEL, Jean-Baptiste Deshays 1729-1765, Parigi, Arthena, 2008, p. 92, cat. P7 e p. 8 (opera dispersa). È con questa tela che Jean-Baptiste Deshays, all’età di appena ventidue anni, vinse il Gran Premio di pittura nel 1751. La sua ricomparsa permette di chiarire alcune ipotesi sulla partecipazione del giovane artista a tale concorso (l’opera presenta infatti il formato regolamentare imposto dall’Accademia per tale concorso). In occasione del concorso del 1751, ai candidati furono proposti due soggetti per ottenere l’ambitissimo soggiorno di perfezionamento a Roma: Giobbe sul letame e La guarigione miracolosa di Tobia. Diversi autori hanno a lungo ipotizzato che Deshays avesse dipinto il primo soggetto (Guiffrey, Vollmer e Sandoz [1]). Ma André Bancel ha rinvenuto presso gli Archivi Nazionali la nota di Lépicié, segretario dell’Accademia, secondo la quale il dipinto in concorso era *La guarigione miracolosa di Tobia* [2]. Tuttavia, complica la ricostruzione storica creando una seconda voce nel suo catalogo con lo stesso soggetto, le stesse dimensioni e anch’essa andata perduta, lasciando supporre che sia esistita una replica autografa, il che è probabilmente esagerato. L’autore si lascia fuorviare creando due versioni con storie diverse, laddove probabilmente esisteva una sola tela. Il soggetto è tratto dal Libro di Tobia nella Bibbia [3]. Inviato dal padre per riscuotere un debito da Gabelus a Rages, Tobia è accompagnato dall’angelo Raffaele. Al suo ritorno, seguendo i consigli dell’angelo, guarisce il padre cieco applicandogli sugli occhi del fiele di pesce. Successivamente, rivelando la sua natura divina, Raffaele scompare volando via. Deshays nacque il 25 aprile 1700 in Normandia, a Rouen, da un padre pittore che decise di mandarlo a formarsi a Parigi, dapprima presso Jean Restout, verso il 1743, poi presso François Boucher nel 1749. Nel 1750 ottenne il secondo premio di pittura, successo che gli valse l’ammissione alla scuola degli allievi protetti allora diretta da Carle van Loo. Un anno dopo, si aggiudicò il concorso con la nostra tela, battendo Jean Corrège e Nicolas-René Jollain. In essa si percepisce questa doppia influenza: quella di Boucher, il suo futuro suocero, si ritrova nei tipi fisici, nell’armonia dei colori – rosa e azzurro per l’eroe, rosso vivo e blu oceano per il personaggio inginocchiato, o ancora nel gusto per i dettagli molto vivaci del bambino che si aggrappa all’angelo o del cane che abbaia. Il gruppo delle due donne, di cui una si appoggia a un vaso di metallo, sembra tratto direttamente da un quadro del suo maestro. L’influenza, più moderata, di Carle van Loo si percepisce nella struttura della scena, scandita da linee verticali, e nell’atmosfera grigiastra delle pareti di pietra sullo sfondo [4]. [1] Jules-Joseph GUIFFREY con la collaborazione di J. BARTHELEMY, Elenco dei pensionanti dell’Accademia di Francia a Roma con i nomi di tutti gli artisti premiati nei concorsi del Prix de Rome dal 1663 al 1907, Parigi, 1908, p. 34 (indica Giobbe sul suo letame). Hans VOLLMER in Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler ..., vol. IX, 1913, p. 128 (idem). Marc SANDOZ, Jean-Baptiste Deshays 1729-1765, Parigi, Editart - Quatre Chemins, 1977, p. 62, n. 4. Su questi problemi di interpretazione dei verbali, si veda anche: Annie VERGER, «Jean-Baptiste DESHAYS (1729-1765)», rivista online Histara, 2009. [2] Certificato del 19 ottobre 1651, AN O 1 1927 1. [3] Il soggetto della «Guarigione di Tobia» era già stato assegnato nel 1741. [4] Ad esempio «San Gregorio che detta le sue omelie» (collezione privata) o ancora «La guardia» (idem). Esperto: Stéphane PINTA | Studio TURQUIN

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