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Hammer Auktionen AG

37 - Statuetta in terracotta, "kronkronbua"

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26%

Statuetta in terracotta, "kronkronbua" Cultura Koma-Bulsa. Ghana Con base / with base Terracotta. H 12 cm. Provenienza: - Galleria Walu, Zurigo (prima del 1987). - Claudine Eichele (1952-2020), Brotte-lès-Luxeuil. - Comunità ereditaria Eichele. Pubblicato: René e Denise David (1987). Komaland. Zurigo: Galleria Walu. Numero 578. Esposto: Galleria Walu, Zurigo. «Komaland» (1987). Datazione termoluminescente: 600 anni (+/- 20 %) kronkronbua = «bambini di tempi passati». Negli anni ’80, nella regione dell’Upper West in Ghana, nell’area oggi abitata dai Koma (ad esempio a Yikpabongo, Tantuosi, Wumobri) e dai Bulsa (Builsa), sono state rinvenute le prime figure di questo stile realizzate in argilla cotta. Le datazioni termoluminescenti hanno collocato gli oggetti tra il XIII e il XVIII secolo d.C. Karl Ferdinand Schädler descrisse la riscoperta di questa cultura nel 1987 come segue: «Alcune di esse sembrano provenire dalle gole di Bandiagara ed essere opera dei Dogon. Ma sono solo poche. La maggior parte di queste terrecotte, appartenenti a una cultura di cui non si sa nulla, sembrano piuttosto provenire da Somarzo o essere uscite dal mondo fantastico di Hieronymus Bosch: teste con il cranio affusolato o, al contrario, scavato a forma di coppa, con occhi simili a occhiali o con orecchie che, come due manici, sono attaccate alla nuca. Bocche che, separate da qualche volto, si uniscono ad altre bocche per formare un nuovo essere «che parla da sé»; al contrario, volti che a loro volta si sono uniti ad altri e – dotati di braccia e gambe – sembrano ora provenire direttamente dagli inferi. Sembra superfluo interrogarsi su quale mondo di pensieri e idee abbia dato origine a queste figure, teste e oggetti – se siano state plasmate come corredi funerari, figure ancestrali o di culto. Forse è persino rassicurante sapere che non ogni mistero appena scoperto in Africa debba essere svelato immediatamente, che – almeno per un certo tempo – una cultura non possa essere sezionata come un cadavere: poiché né le tradizioni orali né i reperti archeologici forniscono alcun indizio. Forse, invece, dovremmo accontentarci di ammirare, da un lato, la genialità della creazione e, dall’altro, la potente espressività insita in queste sculture. A questo proposito, a giudicare da questi due criteri e dall’aspetto esteriore degli oggetti, sembra trattarsi di stili diversi, se non addirittura di culture diverse, che si sono succedute l’una dopo l’altra oppure – cosa che d’altronde sembra possibile – sono sorte in successione in modo del tutto indipendente nella stessa zona. Uno degli stili presenta un carattere manieristico: i tratti del viso volutamente distorti conferiscono alle figure – per lo più sedute e adornate con collane, simboli di dignità o pugnali da braccio – un’espressione spesso inquietante, trascendentale e in parte anche maligna: principi di un altro mondo. Come nel caso di molte delle teste dal design apparentemente singolare, che terminano in un collo per lo più affusolato, anche le teste delle figure sono spesso scavate a forma di coppa. Le mani poggiano per lo più sulle ginocchia (occasionalmente, senza alcuna motivazione apparente, su una delle spalle) e i genitali – la maggior parte delle figure è di sesso maschile – sono spesso sovradimensionati e modellati in modo netto. Le teste, lavorate singolarmente, sono di norma molto più grandi delle figure; sono per lo più anche di fattura più grossolana e, nello stile, molto più primitivo e diretto. Un’altra corrente stilistica, che si esprime soprattutto nelle teste di esseri teriomorfi, presenta spesso una bocca spalancata, apparentemente urlante, e ricorda quindi i doccioni gotici. Le persone di questa cultura devono aver dedicato particolare attenzione alle teste a forma di Giano e, oltre a ciò, alle creature a più teste. I primi, concepiti come sculture singole, assumono talvolta un carattere fallico grazie alle teste che si restringono conicamente (in basso sono anche diritte, non coniche come le «teste cave» che sono state rinvenute disposte attorno alle tombe). Questi ultimi esseri a più teste, come le teste singole a forma di Giano, presentano anch’esse teste appuntite e affusolate; il corpo di queste figure, in cui si possono individuare fino a quattro personalità rappresentate in un’unica scultura, è tuttavia modellato in modo del tutto rudimentale come un blocco rettangolare, con arti e parti genitali solo accennati. Cosa verrà ancora alla luce da questa zona nel nord del Ghana, oggi abitata dai Koma (detti anche Komba, Konkomba, Bekpokpak ecc.)? L’insediamento da cui provengono i reperti era anch’esso un centro di smistamento di merci – noci di cola dalla costa, oro, sale, merci europee ecc. – come Salaga alla fine del secolo scorso, che si trova sulla strada per la costa, o come Kong, Bondoukou e l’odierno

Testo tradotto da DeepL.
Fa fede solo la versione originale

Asta

HAMMER 163 / Arte africana, oceanica e asiatica
mercoledì 18 novembre
06:00 PM
St. Jakobs-Strasse 59
4052 Basel, Svizzera

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