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ÉMILE-ANTOINE BOURDELLE (Montauban, 1861 – Vésinet, 1929). “La force”, 1918 circa. Bronzo. Firmato. Dimensioni: 37 cm (altezza). Mostre: «Scultura europea del XX secolo», Museo Europeo di Arte Moderna (MEAM), Barcellona, 2014. Bourdelle orientò il proprio stile verso un raffinamento formale e schematico che lo avvicinò al primitivismo d’avanguardia, influenzato in larga misura dalla statuaria classica e dalla scultura romanica. Questi aspetti stilistici sono evidenti in «La vierge à l’offrande», un’opera che affascina e commuove in egual misura. Émile-Antoine Bourdelle fu uno dei più importanti scultori della Belle Époque ed esercitò una notevole influenza sulla scultura monumentale. Figlio di un ebanista, iniziò ad acquisire competenze pratiche nell’intaglio sin da bambino. Dopo essersi iscritto alla Scuola di Belle Arti di Tolosa, nel 1884 proseguì gli studi all’École Supérieure des Beaux-Arts grazie a una borsa di studio, dove fu allievo di Alexandre Falguière, Jules Dalou e Jean-Baptiste Carpeaux. La sua opera fu fortemente influenzata da Auguste Rodin, che aveva conosciuto a Parigi e per il quale lavorò come assistente dal 1893 al 1898. Tuttavia, in seguito si affermò come artista indipendente. L’originalità di Bourdelle è stata talvolta messa in secondo piano dal suo rapporto con Rodin, ma la sua influenza di ampio respiro sui giovani scultori, come Alberto Giacometti, fu significativa. Le sue opere traevano ispirazione dagli scultori romanici e da quelli della Grecia arcaica. Tra le sue opere più famose figurano *Ercole l’Arciere*, esposto per la prima volta nel 1910; i rilievi sulla facciata del Théâtre des Champs-Élysées del 1911 e del Théâtre de Marseille del 1924; il monumento equestre al generale Alvear a Buenos Aires; e *Il centauro morente* (1914).
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