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PITTORE SCUOLA ITALIANA, XVIII SECOLO ADAMO ED EVA PIANGONO LA MORTE DI ABELE CON CAINO IN FUGA Olio su tela, cm 150 × 108. Cornice in legno dorato XVIII secolo. Il dipinto raffigura il momento immediatamente successivo al primo fratricidio narrato nella Genesi (4, 8-12). In primo piano giace il corpo esanime di Abele, mentre Adamo, inginocchiato alla sua destra, ne solleva il braccio in un gesto di intenso pathos. Sulla sinistra Eva, in piedi, manifesta il proprio dolore volgendo lo sguardo e il gesto verso il cielo. Alle spalle del giovane sono visibili gli animali del gregge, evidente riferimento alla sua condizione di pastore, mentre in lontananza, sulla destra, Caino si allontana dal luogo del delitto, introducendo nella scena un ulteriore elemento narrativo. La composizione è costruita secondo un impianto di forte efficacia teatrale. Il grande albero che si innalza al centro scandisce verticalmente lo spazio, mentre la disposizione delle figure in primo piano e l'apertura del paesaggio sul fondo conferiscono profondità alla scena. La gestualità accentuata dei protagonisti e l'uso dei contrasti cromatici concorrono alla resa drammatica dell'episodio.Il tema di Adamo ed Eva che piangono la morte di Abele conobbe particolare fortuna nella pittura italiana tra il XVII e il XVIII secolo, dando origine a diverse interpretazioni nelle quali il racconto biblico viene trasformato in una scena di intenso carattere patetico e teatrale. Per soggetto e concezione narrativa, il presente dipinto si inserisce nella tradizione figurativa alla quale appartiene anche la celebre composizione di Alessandro Tiarini (Bologna, 1577–1668) conservata nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, raffigurante Adamo ed Eva piangono la morte di Abele. La fortuna di questa invenzione proseguì nel corso del Settecento. Nell'inventario del 1713 della collezione del Gran Principe Ferdinando de' Medici è infatti documentata, accanto al dipinto di Tiarini, anche una versione eseguita dal pittore fiorentino Francesco Petrucci (1660–1719), opera oggi non identificata con certezza. La diffusione del soggetto è ulteriormente testimoniata dalla tradizione grafica settecentesca, nella quale ricorre la medesima articolazione narrativa del dolore dei progenitori davanti al corpo di Abele e della presenza di Caino che fugge in lontananza. Il presente dipinto mostra tuttavia significative varianti nella disposizione delle figure, nel rapporto tra i protagonisti e il paesaggio e nell'organizzazione complessiva della scena. Tali caratteristiche consigliano di non stabilire, allo stato attuale delle conoscenze, una derivazione diretta da uno specifico prototipo. La monumentalità delle figure, l'accentuata espressività dei gesti, il carattere scenografico della composizione e l'ampio sviluppo paesaggistico permettono comunque di collocare l'opera nell'ambito della pittura dell’Italia settentrionale, della prima metà del XVIII secolo. CONDITION REPORT Vecchio rintelo, non si notano interventi di integrazione pittorica degni di nota, il dipinto è in eccellente stato di conservazione.
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