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Fede Galizia Pesche e fiori di gelsomino in un cesto di vimini Olio su tela (con reintelaiatura). 32 x 40,5 cm. Perizia Prof. Dr. Flavio Caroli, s.d. - Prof. Dr. Flavio Caroli, Milano, 25.2.2025. Provenienza Collezione privata italiana. Bibliografia F. Caroli: Peschi di Galizia, in: Quadri e Sculture Rivista d'Arte, giugno/luglio 1998, s.p. Questa piccola natura morta è stata scoperta e pubblicata per la prima volta da Flavio Caroli. Egli lo considera un’eccellente variante della composizione proveniente dalla collezione Sperling di New York. Dopo una prima perizia, Caroli pubblicò il dipinto nel 1998 e ne confermò l’attribuzione nel 2025. La composizione, raffigurata in primo piano, affascina per la sua semplicità ed eleganza. L’artista fa emergere magistralmente gli oggetti dall’oscurità dello sfondo e li lascia avvolgere dalla luce, senza per questo discostarsi da una rappresentazione precisa e realistica dei singoli oggetti. Le nature morte di Galizia si contraddistinguono per una chiara struttura compositiva, la rinuncia a uno sfondo prospettico e la disposizione frontale degli oggetti. Nelle sue opere, Fede Galizia coniuga la tradizione lombarda del XVI secolo e la sua predilezione per la rappresentazione minuziosa di oggetti inanimati con influenze della pittura nord-europea. Di particolare importanza in questo contesto fu Jan Brueghel il Vecchio, che nel 1595/96 soggiornò nella cerchia milanese del cardinale Federico Borromeo. Il modello più importante per la presente composizione va tuttavia ricercato in Caravaggio e nella sua osservazione diretta della natura. Con riferimento alla versione sopra menzionata conservata a New York, Harris e Nochlin (1964) ipotizzarono che Fede Galizia dovesse aver conosciuto la «Canestra di frutta» di Caravaggio, realizzata intorno al 1599, prima di sviluppare la propria composizione, che presenta sorprendenti somiglianze in diversi particolari. Le autrici ipotizzarono inoltre che il dipinto newyorkese potesse essere stato ritagliato: lo spazio in primo piano risulterebbe insolitamente ridotto, il che farebbe apparire la composizione più affollata. La scoperta della presente versione, di formato più ampio, sembra avvalorare questa ipotesi formulata già nel 1964. Le ripetizioni e le varianti presenti nell’opera di Galizia testimoniano il successo delle sue composizioni e un spiccato interesse per la sua arte da parte dei collezionisti lombardi, tra i quali i dipinti su cavalletto di piccolo formato godevano di particolare apprezzamento.
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