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Bambola della fertilità, gruppo etnico Ashanti. Ganha, primi anni del XX secolo. Legno intagliato. Dimensioni: 42 x 15 x 8,5 cm. Provenienza: Lascito di Ramon Martí Alsina e Ricard Martí Aguiló. Collezione artistica e patrimoniale proveniente dall’eredità dei pittori catalani Ramon Martí Alsina (1826–1894), figura di spicco del realismo catalano del XIX secolo, e di suo figlio Ricard Martí Aguiló (1857–1935). Trasmessa e arricchita nel corso delle generazioni successive, la collezione riunisce opere provenienti dai fondi originali di entrambi gli artisti insieme ad acquisizioni effettuate dai loro discendenti. Impegnati a preservare e recuperare l’eredità familiare, i discendenti hanno attivamente riacquistato le opere dei pittori man mano che queste entravano sul mercato, ampliando progressivamente la collezione fino a includere dipinti, sculture, reperti archeologici e altri oggetti di rilevanza artistica e storica. Gli Ashanti, che appartengono al più ampio gruppo culturale degli Akan, abitano principalmente il territorio dell’ex Costa d’Oro — l’odierno Ghana — e sono tradizionalmente organizzati secondo un sistema matrilineare, in cui la discendenza e il lignaggio si tramandano attraverso la linea materna. Tra le loro espressioni artistiche più rappresentative vi sono gli akua’ba, figure rituali della fertilità scolpite nel legno, la cui unicità risiede sia nella raffinatezza formale sia nel profondo significato simbolico. Queste sculture venivano utilizzate dalle donne che desideravano concepire o garantire il sano sviluppo dei propri futuri figli; le portavano sulla schiena, avvolte in un panno, proprio come avrebbero fatto con un neonato. Lungi dall’essere semplici giocattoli, gli akua’ba incarnano gli ideali di maternità, fertilità e continuità del lignaggio, riflettendo al contempo i canoni tradizionali di bellezza ashanti attraverso una rappresentazione stilizzata del corpo umano, caratterizzata da una testa circolare e appiattita, occhi e bocca piccoli, un collo allungato e sopracciglia delicatamente definite. La loro origine è legata a una leggenda che vede protagonista Akua, una donna che, incapace di avere figli, si rivolse a un sacerdote in cerca di aiuto. Egli le consigliò di far realizzare una piccola statuetta di legno e di prendersene cura come se fosse sua figlia. Nonostante le iniziali derisioni da parte della sua comunità, Akua seguì le sue istruzioni e alla fine diede alla luce una bambina. Da allora, queste figure — il cui nome significa letteralmente «figlia di Akua» — sono diventate simboli di fertilità e protezione materna, occupando un posto di rilievo nelle pratiche rituali e nella tradizione scultorea dei popoli Akan.
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