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⊕ MARWAN KASSAB-BACHI (SIRIANO/TEDESCO 1934-2016) KOPF firmato e datato Marwan 12 settembre / 99 sul retro acquerello su carta 39,8 x 29,8 cm senza cornice Proveniente da una collezione privata, Bath Provenienza Acquistato dall’atelier dell’artista da Fen Art, Berlino Acquistato dal precedente proprietario dall’attuale proprietario nel 2008/9 Il defunto artista siriano-tedesco Marwan Kassab-Bachi, noto con il nome di battesimo Marwan, ha attirato per molti anni l’attenzione delle istituzioni tedesche e mediorientali, affascinate dal suo stile figurativo espressivo. Nato a Damasco da una famiglia benestante, Marwan ha studiato letteratura araba all’Università di Damasco dal 1955 al 1957. Già pittore dilettante, come molti suoi contemporanei era curioso di esplorare la cultura letteraria e artistica europea. Nel 1957 si recò a Parigi con l’intento di entrare in contatto con l’intellighenzia esistenzialista della città, ma, quasi per caso, finì invece a Berlino. Qui studiò pittura sotto la guida di Hann Trier alla Hochschule für Bildende Künste. Tra i suoi compagni di studi all’epoca c’erano il compianto Georg Baselitz ed Eugen Schönebeck e, per alcuni anni, questi tre pittori furono amici intimi e compagni di sperimentazione. Insieme liberarono la loro pittura dalla tragedia del dopoguerra e riscoprirono invece la potenza della figura umana. Fu proprio questa ossessione per la figura umana a accompagnare Marwan per il resto della sua vita. A partire dai primi anni ’70 il suo interesse si spostò e si concentrò sulla rappresentazione di teste umane più intime: il suo autoritratto interiore. Nel 1973 Marwan realizzò l’ambizione di una vita e visse per un anno a Parigi grazie a una borsa di studio della Cité des Arts. Fu in quel periodo che emerse anche il suo caratteristico stile decostruito e improntato a spruzzi di colore. Pur dedicandosi ancora quasi esclusivamente alla figurazione, la sua ossessione per i ritratti di se stesso si intensificò negli anni ’80 grazie a una marionetta che gli fu regalata e che divenne la sua modella di fiducia. La complessità che si cela dietro queste composizioni tardive è esemplificata dalla tecnica dell’artista. Egli applica strato dopo strato con grande pazienza e intensità, il che funge metaforicamente da risalto alla psiche umana dalle molteplici sfaccettature. Raffigurando contemporaneamente vicinanza e distanza, man mano che ci si avvicina all’immagine, questa si sfuma gradualmente, trasformandosi in un campo di colore radioso e scintillante che offre una visione esemplare dei meccanismi interiori della mente di Marwan. Oscillando tra “Oriente” e “Occidente”, tra politica e spiritualità, la sua attenzione profondamente personale alla figura umana è diventata per lui un modo per esprimere la drammatica profondità della vita e, di conseguenza, un messaggio universale per tutta l’umanità. A livello internazionale, il suo lavoro è stato presentato alla 57ª Biennale di Venezia nel 2017 nell’ambito di “The Pavilion of Joys and Fears” di Christine Marcel, nonché nella mostra dedicata alla collezione della Fondazione Barjeel di Sharjah, tenutasi alla Whitechapel Art Gallery di Londra nel 2016. La sua carriera è stata oggetto di mostre personali presso le Mosaic Rooms di Londra nel 2015 e al Museo d’Arte Contemporanea di Serralves, in Portogallo, nel 2014 (a cura di Catherine David). Due sue opere fanno parte della collezione della Tate Modern, oltre a figurare nelle collezioni del British Museum, della Bibliothèque Nationale de France di Parigi, del Centre Georges Pompidou di Parigi, del Museum of Contemporary Art di Chicago e del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh.
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