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TAHIA HALIM (EGIZIANA, nata nel 1919 – morta nel 2003) (I) FIGURA FEMMINILE A GAMBE INCROCIATE; (II) FIGURA FEMMINILE ciascuna firmata T. Halim in basso a sinistra ciascuna a guazzo su carta (i) 39,5 x 29,5 cm (56,6 x 45,7 cm con cornice); (ii) 40,5 x 29,2 cm (56,7 x 45,8 cm con cornice) Proprietà di un illustre collezionista privato, Londra Provenienza Acquistata da una collezione privata al Cairo negli anni ’80 Tahia Halim è nata a Dongola, in Sudan. Fin da piccola ha dimostrato un forte interesse per l’arte, mentre suo padre ricopriva la carica di ciambellano del re Fouad (1868–1936) al Cairo. Dopo aver completato gli studi secondari in un istituto privato all’interno del palazzo reale, Halim si iscrisse all’Accademia di Belle Arti del Cairo. Durante gli studi superiori, Halim entrò principalmente in contatto con gli stili accademico e impressionista. Ciò era dovuto al programma di studi eurocentrico dell’Accademia e all’influenza dei suoi insegnanti. In seguito si formò sotto la guida del pittore libanese Youssef al-Traboulsi e dell’artista greco Alecco Jerome. Nel 1940, Halim incontrò l’artista d’avanguardia Hamed Abdalla (1917–1985). I due si sposarono cinque anni dopo e, nel 1949, si trasferirono a Parigi, dove entrambi frequentarono l’ Académie Julian. Halim tornò al Cairo nel 1951. Una svolta significativa nel suo percorso artistico avvenne nel 1959, quando fu inviata in Nubia – la sua terra natale – per documentare il processo di costruzione della Grande Diga di Assuan sul Nilo, che inondò gran parte della Nubia e costrinse al trasferimento di oltre 100.000 persone. Lì rimase affascinata dallo stile di vita rurale e dal carattere autentico dei nubiani, che considerava l’incarnazione delle tradizioni secolari di quella terra. I suoi dipinti fungono da diari visivi, immortalando la vita quotidiana attraverso colori vivaci, tonalità terrose, una figurazione audace e tecniche a impasto ispirate sia allo stile copto che a quello dell’antico Egitto. Queste forme semplici ed evocative racchiudono la bellezza e la vivacità del Nilo meridionale. Le sue opere catturano scene di vita quotidiana con un’esagerazione artistica e privilegiano una composizione armoniosa rispetto a proporzioni rigorose, celebrando la ricca storia della Nubia e l’approccio innovativo di Halim. La sua enfasi sui soggetti nubiani rifletteva un movimento più ampio tra gli artisti egiziani volto a rivendicare l’identità culturale durante l’era postcoloniale, che trovava riscontro in un pubblico alla ricerca di orgoglio nazionale. Le scelte artistiche di Halim furono inoltre plasmate dal contesto politico dell’epoca, in cui gli egiziani cercavano di prendere le distanze dall’autorità coloniale. La sua illustre carriera comprende la presenza di opere in diverse collezioni internazionali. In particolare, nel 1958 è stata la prima donna a ricevere il Premio Internazionale Guggenheim, un onore che sottolinea il suo significativo contributo all’arte egiziana e la sua eredità duratura.
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