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‡ GEORGES HANNA SABBAGH (EGIZIANO, 1887-1951) RITRATTO DI AGNES HUMBERT timbro dell’atelier sul retro olio su tela 40,7 x 32,5 cm senza cornice Proprietà di una collezione privata, Dubai Provenienza Asta, Millon, Salons du Trocadéro, 16 maggio 2024, lotto 71 Acquistato alla suddetta asta dall’attuale proprietario Georges Hanna Sabbagh era un artista visivo francese di origini siriane e libanesi, nato in Egitto. Nato ad Alessandria d’Egitto, si trasferì a Parigi per studiare arte, frequentando l’École du Louvre e imparando sotto la guida di maestri rinomati come Paul Sérusier, Félix Vallotton e Maurice Denis all’Académie Ranson. Sabbagh integrò influenze d’avanguardia dei Nabis, dei Fauves e dei cubisti per sviluppare uno stile unico caratterizzato da forme scultoree e da una profonda intensità psicologica. Nel gennaio 1916, Sabbagh sposò la collega artista e storica dell’arte Agnès Humbert. Insieme ebbero due figli, Jean e Pierre, e trascorsero gran parte della loro vita creativa lavorando nel loro studio in Bretagna. Sabbagh era molto stimato nella scena artistica parigina del periodo tra le due guerre e nel 1928 ricevette la prestigiosa onorificenza di Chevalier della Legion d’Onore. In seguito al divorzio da Humbert nel 1934, tornò in Egitto nel 1936, dove la sua attenzione artistica si spostò verso i paesaggi e i temi egiziani prima della sua morte a Parigi nel 1951. I ritratti che Georges Hanna Sabbagh realizzò della sua prima moglie, Agnès Humbert, in composizioni sempre diverse nel corso del loro matrimonio, rappresentano magistrali punti di incontro tra intimità personale e sperimentazione modernista post-impressionista. Piuttosto che catturare una mera somiglianza fisica, la ritrattistica di Sabbagh privilegiava la realtà psicologica e intellettuale dei suoi soggetti. Nelle sue rappresentazioni di Humbert, Sabbagh adotta un approccio audace e strutturale, fortemente influenzato dal suo contatto con il cubismo e dalle texture robuste e dai toni terrosi del paesaggio bretone in cui vivevano e lavoravano. Le composizioni si avvalgono di una modellazione geometrica e deliberata e di una tavolozza di colori sobri e tenui che richiama la solidità del granito. Optando per forme dense e peso strutturale piuttosto che per un romanticismo delicato, Sabbagh ritrae Humbert non solo come una musa tradizionale, ma come una pari intellettuale, riflettendo la sua formidabile presenza come storica dell’arte e pensatrice indipendente. I suoi ritratti rimangono una potente testimonianza della «generazione sacrificata» dei modernisti europei del periodo tra le due guerre, fondendo magnificamente la gravità emotiva di una consorte con la sensibilità d’avanguardia della Scuola di Parigi. La versione del 1935 qui presentata occupa un posto profondamente toccante e unico nell’opera dell’artista. Dipinta esattamente un anno dopo l’amaro divorzio della coppia nel 1934, quest’opera si discosta drasticamente dai ritratti di famiglia di ampio respiro e dalle tele di grandi dimensioni che avevano caratterizzato i loro primi anni in Bretagna. Realizzato durante una fase di transizione turbolenta, poco prima che Sabbagh chiudesse il suo studio in Bretagna e tornasse definitivamente in Egitto nel 1936, il ritratto del 1935 si presenta come uno studio intimo e retrospettivo della sua ex moglie e compagna artistica di lunga data. A differenza delle sue rappresentazioni precedenti (come *La robe brune* del 1931), il dipinto del 1935 è una rappresentazione più piccola e mirata. Realizzata a memoria o sulla base di studi successivi alla loro separazione legale, l’opera è spogliata di ogni ornamento domestico, sottolineando la profonda distanza, la storia condivisa e il dolore reciproco di una relazione ormai frantumata.
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