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300-BIS - ATTRIBUITO A FABERGÉ

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ATTRIBUITO A FABERGÉ Piccola statuetta di ippopotamo scolpita in bowenite, con gli occhi costituiti da piccoli rubini incastonati in una montatura d’argento. Russia, San Pietroburgo, attribuito a Fabergé, 1900 circa. Altezza: 3 cm - Lunghezza: 5,2 cm - Profondità: 3,1 cm (Ottime condizioni generali) Provenienza: – Si ritiene sia stato ricevuto in dono dalla cerchia della principessa Salimah Aga Khan intorno al 1965. – Collezione privata. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, la maison Fabergé sviluppò una straordinaria produzione di piccole sculture animalistiche in pietre dure, veri e propri capolavori dell’arte lapidaria russa. Ispirate in particolare ai netsuke giapponesi, queste creazioni uniscono l’osservazione naturalistica a una sottile stilizzazione dei volumi, privilegiando silhouette compatte, atteggiamenti espressivi ed effetti materici. Intagliate in agata, nefrita, bowenite o diaspro, erano spesso impreziosite da pietre preziose che rappresentavano gli occhi degli animali. Il nostro ippopotamo rientra pienamente in questo repertorio. Lungi dall’essere un soggetto isolato, è stato realizzato dai laboratori di Fabergé in diverse varianti, di cui otto esemplari sono catalogati nelle collezioni reali britanniche. Tra questi figura un ippopotamo in agata con gli occhi incastonati di diamanti, datato intorno al 1900 e probabilmente acquistato dalla regina Alexandra, conservato con il numero di inventario RCIN 40337. Un secondo parallelo particolarmente significativo è offerto dall’ippopotamo in nefrito conservato al Walters Art Museum di Baltimora [n. inv. 42.355]. Acquistato direttamente da Fabergé a San Pietroburgo da Henry Walters nel 1900, questo oggetto costituisce una preziosa testimonianza contemporanea della produzione di queste piccole sculture di animali. Le sue dimensioni ridotte, la modellatura e l’uso di pietre preziose per gli occhi ne evidenziano le caratteristiche tipiche di questa categoria di oggetti. L’attribuzione di queste sculture di animali rimane tuttavia un’operazione delicata, poiché la maggior parte degli esemplari prodotti dalla casa Fabergé è priva di firma. Il successo riscosso da queste creazioni sin dalla loro comparsa suscitò numerose imitazioni, sia in Russia che all’estero, alcune delle quali furono successivamente presentate come opere originali della casa. Come sottolinea il Cincinnati Art Museum nel suo studio dedicato alla collezione di animali di Fabergé, la differenza risiede spesso in sottili sfumature di esecuzione: alla virtuosità tecnica si aggiunge, nelle creazioni autentiche, una singolare capacità di infondere vita e carattere alla materia. L’espressività delle pose, l’accuratezza delle proporzioni e la finezza della modellazione contribuiscono a questa qualità propria dei migliori laboratori di Fabergé, mentre le imitazioni, nonostante un’apparente somiglianza formale, rivelano spesso una certa rigidità o una minore sensibilità nel trattamento dei volumi. Questi tratti stilistici costituiscono importanti criteri di valutazione, che devono tuttavia essere confrontati con l’esame di ogni singola opera. L’esistenza di queste diverse versioni, sia nelle collezioni istituzionali di primo piano che tra le opere documentate sul mercato dell’arte, costituisce un insieme di parallelismi particolarmente significativo per collocare il nostro ippopotamo nel repertorio della casa Fabergé e avvalorarne l’attribuzione a quest’ultima.

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

Arti classiche
giovedì 12 novembre
10:30 AM
164 bis, avenue Charles-de-Gaulle
92200 Neuilly-sur-Seine, Francia

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