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Hergé HERGÉ TINTIN Copertina originale della rivista francese “Tintin” n. 161 del 10 ottobre 1978. Il titolo è una riproduzione apposta sull’originale. Firmata. Inchiostro di china su carta 36 × 48,2 cm (14,17 × 18,98 pollici) Nel 1978, Hergé voltò le spalle alla rivista Tintin. In disaccordo con la linea editoriale del settimanale, non ne realizza quasi più le copertine. Inoltre, non ha fretta di dare un seguito all’ultimo album pubblicato, Tintin e i Picaros, la cui storia si era conclusa sulla rivista due anni prima. La rivista «Tintin» senza Tintin rischiava quindi di protrarsi a lungo, quando venne a sapere che la SARL Cinq Pouces avrebbe ripreso le redini dell’edizione francese della rivista. Il caporedattore designato, Christian Goux, traboccava di idee per ovviare a questa assenza. Hergé si sentì quindi incline ad accettare le sue proposte, a cominciare dalla riedizione de *Il Loto Blu* nella sua versione originale, ma impreziosita da colori inediti. Hergé lo sa bene: *Il Loto blu* è considerato il suo capolavoro. Lui stesso guarda con affetto a questo episodio che, già nel 1934, aveva permesso a Tintin di umanizzarsi, di abbandonare i propri pregiudizi e di aprirsi «agli altri». Offrire ai lettori francesi l’occasione di immergersi in una storia che la maggior parte di loro non ha mai letto in questa forma, e proporla loro a colori: ecco cosa dovrebbe soddisfare i nostalgici e zittire gli impazienti. L’uscita di questa pubblicazione è prevista per il 6 ottobre, e Hergé desidera celebrarla con una copertina inedita. Jean-Clément Bismuth, il direttore della pubblicazione, ha capito che al disegnatore non dispiaceva «rivisitare», quarant’anni dopo, l’episodio che si era rivelato così decisivo nella sua carriera. Fin dal primo schizzo, abbozzato con inchiostro di china, Hergé conferisce all’illustrazione inaugurale una dimensione emblematica. Al centro, colloca in verticale il titolo, in caratteri cinesi. A sinistra, disegna i «buoni», i sostenitori dello «yin», e a destra i «cattivi», i sostenitori dello «yang». In un secondo schizzo, a matita, definisce le forme di questi personaggi. Da una parte, Tintin e Milou, il giovane Tchang, il venerabile Wang Jen-Ghié, sua moglie e il loro figlio Wang Didi. Dall’altro lato, l’orribile Mitsuhirato, il suo compatriota Yamato e l’ufficiale giapponese delle truppe di occupazione, gli odiosi Gibbons e Dawson, e infine l’ignobile Rastapopoulos. Da una parte l’inferno, dall’altra il paradiso. I due gruppi si scrutano a vicenda. Nel momento di procedere alla stesura definitiva, Hergé si accorge che i poliziotti Dupond e Dupont mancheranno in questi titoli di coda. Per poterli inserire, deve eliminare qualcuno sulla destra: fuori Yamato. Ma dovrà rassegnarsi a collocare uno dei due poliziotti dalla parte dei buoni e l’altro da quella dei cattivi… Dopotutto, nell’episodio precedente, i due compari si erano mostrati ambigui nei confronti di Tintin, e mantengono questo atteggiamento anche in *Il Loto blu*, passando in un batter d’occhio dallo status di amici a quello di nemici, e viceversa. D’altra parte, l’amicizia dimostrata da Hergé nei confronti di Jean-Clément Bismuth sarà evidente: due settimane dopo l’inizio della pubblicazione de *Il Loto blu* su *Tintin*, gli regalerà questo disegno, corredato da una simpatica dedica. Philippe Goddin Bruxelles, 3 gennaio 2015
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