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Charles LE BRUN (Parigi 1619-1690) Progetto di soffitto per il salone del Dôme (l’attuale rotonda di Apollo) al Palazzo del Louvre, 1659 circa Penna e inchiostro marrone su tratto di pietra nera, acquerello grigio. Filigrana raffigurante una chiesa o una torre. Alcuni contorni incisi. Un «3» o una «B» a penna e inchiostro bruno su uno degli angoli. Su due fogli uniti, in passato piegati in quattro. Pieghe e segni di usura restaurati. 80 x 65 cm Forma ovale irregolare disegnata su un formato rettangolare. Provenienza Ex collezione F. Périchot, 1873; galleria Eric Coatalem; collezione privata, Francia Mostre N. Milanovic e A. Maral, La Galerie des Glaces: Charles Le Brun maître d’œuvre, Versailles, 2007, n. 63; P. Ramade, N. Schwed, P. Stépanoff, Disegni francesi delle collezioni private francesi, Musée de Picardie, Amiens, ed. Sans égal, 2026, p. 148, nota di G. Kazerouni, riproduzione a p. 149. Bibliografia L'art pour tous, 31 luglio 1873, n. 315, tav. 2805, p. 1253 J. Montagu, 1963, pp. 395-408 (indicato come perduto); L. Beauvais, Museo del Louvre, Dipartimento delle Arti Grafiche, Inventario generale dei disegni, scuola francese, Charles Le Brun 1619-1690, Parigi, 2000, vol. I, p. 44; N. Milanovic, «Astronomia e astrologia nelle grandi decorazioni francesi del XVII secolo: da Vaux-le-Vicomte a Versailles», *Revue de l’Art*, n. 140, 2003, p. 34; N. Milanovic, Dal Louvre a Versailles: lettura delle grandi decorazioni monarchiche, Parigi, 2005, pp. 79 e 206; T. Kirchner, L’eroe epico, pittura storica e politica artistica nella Francia del XVII secolo, Parigi, 2008, p. 193; B. Gady, L’ascesa di Charles Le Brun. Legami sociali e produzione artistica, Parigi, 2010, p. 207; B. Gady, Popolare i cieli / I soffitti parigini nel XVII secolo, Louvre, 2014, ed. Le Passage, p. 224. Opere correlate Charles Le Brun, Progetto per la grande sala del Consiglio del Re al Louvre, volta a botte, 1653 (Louvre, Inv. 27653 e 27651); incisione di François Verdier tratta dal compartimento dell’Età dell’oro (cfr. Gady, op. cit. supra, fig. 126); François Bonnemer, due dipinti tratti dai compartimenti dell’Età d’argento e dell’Età di ferro (Louvre, Inv. 2000-6 e 2000-7). Su iniziativa del cancelliere Séguier, Charles Le Brun aveva ottenuto nel 1653 l’incarico per il soffitto della grande sala del Consiglio del Re, di forma quadrata, prevista nella metà nord dell’ala occidentale della cour Carrée. Ne disegnò i progetti, ma i lavori furono interrotti nel 1654 e i fondi furono destinati all’alloggio del Re. Le Brun ottenne l’incarico per il soffitto del piccolo gabinetto del Re, dove raffigurò «Luigi XIV alla guida del carro dello Stato» (Gady, op. cit. supra, figg. 121 e 122). Per la stessa stanza dipinse, sopra il caminetto, un’Allegoria della Francia trionfante (Gady, fig. 123). Grazie ai suoi sforzi, Le Brun ottenne nel 1656 il titolo di pittore ordinario del Re. Forte della stima di cui godeva, tentò di ottenere, verso il 1658-59, l’incarico per la decorazione del salone ovale che all’epoca fungeva da collegamento tra il grande gabinetto del Re a est e la Galleria dei Re (futura Galleria di Apollo). Il sovrintendente agli Edifici, Antoine Ratabon, ebbe la pessima idea di affiancargli Charles Errard per la progettazione degli ornamenti in stucco e dorature. Furia di Charles Le Brun, che non poteva concepire la sua opera se non come un tutto unico, e non come un lavoro rattoppato tra accademici forti dei propri poteri. Le Brun trascurò quindi la sua parte e il soffitto fu eseguito da Errard. Il soffitto fu distrutto durante la Restaurazione. Il disegno qui presentato dispone in forma ovale le composizioni delle quattro età dell’umanità già concepite nel 1653. Il compartimento centrale era dedicato alla gloria di Luigi XIV e di sua madre, la regina reggente Anna d’Austria. Come afferma Bénédicte Gady, «il progetto di Le Brun non fu realizzato, forse a causa di un’iconografia che attribuiva un ruolo troppo importante alla regina madre in un momento in cui la maggiore età del re aveva giuridicamente posto fine alla reggenza» (B. Gady, *Peupler les cieux*, p. 224). Nel progetto del 1659, il compartimento centrale, qui appena abbozzato in modo sproporzionato rispetto alle figure delle arcate, rappresenta un’evocazione del matrimonio previsto tra Luigi XIV e l’infanta di Spagna Maria Teresa d’Austria (Kazerouni, op. cit. supra, p. 148). I progetti di stucchi raffiguranti la Guerra, la Giustizia, la Forza e Mercurio incorniciano le arcate, mentre le Età del mondo rappresentano i «diversi umori dei popoli», come spiegava Le Brun in linguaggio popolare. La Pace e l’Abbondanza ricompensano l’Innocenza, l’Umiltà e l’Obbedienza dell’Età dell’oro; la Ricchezza e la Fermezza prevalgono sull’Impotenza e sulla Mollezza dell’Età dell’argento; la Severità invia la Correzione e l’Autorità verso l’Età di bronzo; Marte, Bellona e il Castigo devastano con la loro violenza l’Età di ferro. Le Brun si ispira a Ovi
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