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[FERDINANDO VII] GIL RANZ, Luis. Libro di nozze: Epitalamio per le nozze di Ferdinando, principe delle Asturie e futuro re di Spagna, e di Maria Antonietta di Borbone-Napoli. Eccezionale libro di regalo interamente calligrafato da un allievo di Goya, in neolatino e in spagnolo, che celebra le nozze principesche del 1802. In una splendida rilegatura ornata dal supra-libris di Ferdinando VII e dal suo stemma di principe delle Asturie sulla custodia. S.l. [Madrid?], s.é.n.d. [1803]. In-8, pelle di marocchino a grana lunga rossa, dorso liscio decorato con un motivo dorato longitudinale composto da arabeschi dorati, a incorniciare i piatti un fregio dorato impreziosito da palme dorate agli angoli e affiancato da un filetto dorato decorato con quattro ventagli dorati agli angoli interni; al centro lo stemma dell’erede al trono di Spagna con il monogramma «F», sottile bordo interno con filetto dorato, sottile roulette dorata sui tagli, fodere e risguardi in seta verde, tagli dorati, astuccio in percalina color melanzana con impresso sul primo piatto lo stemma dorato del Principe delle Asturie. 52 pagine su pergamena incorniciate da un doppio filetto e interamente calligrafate con inchiostro nero, iniziali impreziosite di rosso e oro. Copertine sfregate (piccolo inizio di strappo sulla copertina superiore), cerniere fragili (strappo nella prima), alcune macchie di ruggine sulla pergamena, ultimo foglio brunito. Astuccio sfregato agli angoli. Il volume si apre con i ritratti di profilo di Ferdinando e Maria Antonietta in medaglione. Disposti uno di fronte all’altro, si trovano sopra un cartiglio recante la scritta: «Ferdinando e Maria Antonia / principi delle Asturie». Questa pagina del frontespizio è firmata: «Luis Gil Ranz lo vi°. y del". con la pluma Año 1803» (Luis Gil Ranz l’ha vissuta e disegnata con la penna, anno 1803). Si tratta di Don Luis Gil Ranz (1787-1862), all’epoca giovane calligrafo dal tratto ancora accurato, come denotano i ritratti e le composizioni campestri delle iniziali. Proveniente da un’umile famiglia di contadini della regione di Guadalajara, viene notato per il suo precoce talento di disegnatore dallo zio libraio, che lo porta a Madrid. All’età di 12 anni, entra a far parte della prestigiosa Accademia di San Fernando. Grazie all’influenza di suo cugino, l’alto magistrato Antonio Ranz Romanillos, ottiene una borsa di studio reale per formarsi direttamente nell’atelier del celebre pittore Francisco de Goya. Sordo come il suo maestro, il giovane comunica con lui attraverso il linguaggio dei segni e ne adotta lo stile di disegno rapido a penna e inchiostro. Il volume racchiude un lungo canto poetico recitato da un ragazzino durante i festeggiamenti nuziali. La prima doppia pagina, ornata di arabeschi, presenta il testo in neolatino a sinistra e in spagnolo a destra. Essa annuncia solennemente: «Mariano Pedrueza, all’epoca undicenne, in questo epitalamio lodava, per quanto la sua età glielo consentisse, i serenissimi principi delle Asturie, Ferdinando e Maria Antonietta». Le versioni latina e spagnola, presentate una accanto all’altra, entrano in perfetta risonanza e si completano a vicenda: - La versione neolatina (pagina di sinistra) celebra l’unione sacra e la maestria del giovane recitante: «Questo ragazzino dallo spirito ancora tenero, che canta l’illustre e casto letto nuziale, suscita l’ammirazione di tutti gli uomini e della posterità ». Cullati da una poesia di ispirazione antica, questi versi evocano implicitamente le origini della sposa, discendente dal ramo dei Borbone di Napoli: «E tu, stella dell’amore ardente, che riversi non appena possibile i tuoi raggi rossi e brillanti, ti prego, sii presente con il tuo sereno splendore, o [stella] partenopea». - La versione spagnola (pagina di destra) esalta la legittimità dinastica e il destino divino di Ferdinando, principe delle Asturie, chiamato a regnare sulla penisola: «Tu, la divinità suprema ti protegge; a te si inchina e, benevola, ti destina a governare l’Iberia». L’epitalamio offre infine una vibrante evocazione della futura discendenza reale, poeticamente associata a immagini di abbondanza e fertilità della natura. L’ultima pagina si conclude con la parola «FINIS», miniata in rosso e oro e sormontata dalla corona reale di Spagna. Un elegante motivo arabesco si estende nella seconda parte della pagina, incorporando ancora una volta la firma del calligrafo: «Ranz lo escribio» (Ranz l’ha scritto). Raro!
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