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Pittore fiorentino, sec. XVI RITRATTO DI GENTILUOMO CON IL FIGLIO olio su tavola, cm 91x73 Florentine painter, 16th century PORTRAIT OF A GENTLEMAN WITH HIS SON oil on panel, 91x73 cm Opera peculiare della raffinata produzione pittorica fiorentina della seconda metà del XVI sec. questo significativo “doppio ritratto” di Padre con Figlio, eseguito, come da tradizione, su tavola di legno, ci rimanda al lessico pittorico di figure che ebbero frequentazione e ispirazione nella fucina culturale e artistica dello Studiolo di Francesco I de’Medici che fu ideato e costruito tra il 1570 e il 1572 e che ancora oggi (seppur ricomposto dopo il suo smantellamento avvenuto intorno al 1590) è uno degli ambienti più famosi di Palazzo Vecchio a Firenze. Qui il granduca Francesco I de' Medici amava ritirarsi in solitudine coltivando i propri interessi scientifici e alchemici. Lo Studiolo in particolare doveva essere una sorta di Wunderkammer. In questo luogo si trovano le creazioni più alte ed originali del manierismo fiorentino che sono figlie della collaborazione e degli interscambi culturali tra i vari artisti che ci lavorarono e che furono ispirati l'intellettualmente da Vincenzo Borghini e capeggiati da Giorgio Vasari che cercava un nuovo lessico artistico plasmando e mitigando l’Artificio michelangiolesco con il Manierismo di “seconda generazione” che ormai aveva ben appreso le divergenti correnti artistiche sia del Pontormo che del Rosso Fiorentino. Si tratta di un piccolo ambiente, oggi comunicante con il Salone del Cinquecento, dove il granduca Francesco I de' Medici amava ritirarsi in solitudine coltivando i propri interessi scientifici e alchemici. Lo studiolo in particolare doveva essere una sorta di Wunderkammer, luogo dove catalogare i più vari materiali collezionati da Francesco e dove poter ammirare le nuove espressioni artistiche. Ritornando al nostro Ritratto, l’iconografia così classica, solenne e destinata ad un ambiente lussuoso e domestico, riflette il desiderio dello sconosciuto e nobile committente di farsi effigiare con (probabilmente) il primo genito in modo da affermare, in seno alla società dell’epoca, il proprio prestigio familiare e di manifestare così il proprio status symbol per inviare così un messaggio chiaro agli ospiti che lo avessero osservato nella propria dimora. Questo bel ritratto , pittoricamente raffinato ed eseguito da un Maestro che si era sicuramento formato in maniera virtuosa all’Accademia del Disegno è il risultato della sintesi degli stili pittorici derivati dagli insegnamenti dei grandi Predecessori e degli stili pittorici espressi dallo Studiolo di Francesco I,(come sopra espresso) e che troverà in Alessandro Allori (Firenze, 1535 - 1607) un interprete fedele, prolifico e di lungo corso che influenzerà la pittura fiorentina per più di 60 anni fino a farla giungere, con la collaborazione di altri numerosi interpreti e soprattutto ad un altro grande artista e anch’esso abilissimo disegnatore e ritrattista come Santi di Tito, detto Tito Matita Matò (Firenze, 1536 - 1603) verso i caratteri tipici della Controriforma che si avvalsero della rappresentazione figurativa derivata da un lessico artistico fedele ai nuovi dettami religiosi e teologici.
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