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Scultura di Arpocrate. Egitto, Periodo Tardo, 664–323 a.C. Bronzo. Dimensioni: 14,2 x 4 cm; 16,2 x 4 cm (base). Provenienza: Eredità familiare di Ramon Martí Alsina e Ricard Martí Aguiló. Collezione archeologica costituita a partire dagli anni ’50 da successive generazioni della famiglia, attraverso acquisizioni presso gallerie e case d’asta europee. Statuetta egizia in bronzo raffigurante il dio Arpocrate, nudo, con un dito alla bocca e seduto. In origine, era probabilmente collocata su un trono, realizzato in bronzo, legno o altri materiali. Indossa un nemes (un copricapo funerario a strisce che veniva spesso abbinato al diadema con l’uraeus), sormontato da un copricapo caratteristico che si ritrova anche in altre opere di rilievo, come la Tavoletta Isiaca o Bembina, oggi conservata a Torino. In quanto incarnazione infantile di Horus, Arpocrate fu venerato a partire dal Nuovo Regno e simboleggia il debole sole dell’alba o il sole d’inverno, nudo e indifeso. Proprio come questo sole si trasforma in un potente corpo celeste, il fragile bambino diventerà l’Horus adulto — armato e bellicoso — che vendicherà la morte di suo padre, Osiride.
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