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Testa di dea; Impero Romano, I-II secolo d.C. Marmo. Dimensioni: 13 x 9 x 8 cm; altezza totale 24 cm. Provenienza: lascito familiare di Ramon Martí Alsina e Ricard Martí Aguiló. Collezione archeologica costituita a partire dagli anni ’50 da successive generazioni della famiglia attraverso acquisti presso gallerie e case d’asta europee. Questo pezzo apparteneva a una collezione privata di Madrid. Frammento di una scultura romana in marmo, realizzata tra il I e il II secolo, raffigurante la testa di una dea dall’espressione serena, con un leggero sorriso, i capelli raccolti all’indietro e adornati da una tiara. Tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I secolo a.C. si verificò una svolta nella corrente purista greca che aveva precedentemente dominato l’arte romana — una svolta che culminò nella creazione di una scuola nazionale di scultura a Roma. Da questa scuola emersero opere come l’Altare di Enobarbo, che introduceva già un concetto narrativo tipicamente romano destinato a diventare una cronaca della vita quotidiana e, al tempo stesso, del successo del proprio modello politico. Questa scuola sarebbe stata la precursora della grande arte imperiale di Augusto, durante il cui regno Roma divenne la città più influente dell’Impero e anche il nuovo centro della cultura ellenistica — come lo erano state in precedenza Pergamo e Alessandria — attirando un gran numero di artisti e artigiani greci. Durante l’epoca augustea, Roma contribuì alla continuità e al rinnovamento di una tradizione che godeva già da secoli di prestigio e che aveva plasmato il carattere di tutta l’arte della regione. In questa nuova fase, l’estetica e le tecniche greche furono applicate a temi specifici di questa nuova Roma. Dopo l’idealizzazione del periodo augusteo, il realismo dell’epoca flaviana e il successivo stile barocco del II e III secolo, la scultura romana — plasmata dalla presenza del cristianesimo — tese a disumanizzarsi, diventando sempre più idealizzata e simbolica. L’attenzione per il realismo andò perduta e si assistette a un passaggio verso un approccio stilizzato che cercava di cogliere l’ideale, l’anima o il divino, piuttosto che l’aspetto umano delle figure. In linea con questa nuova estetica, la scultura assunse una grande durezza e le figure acquisirono una dignità nobile e solenne.
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