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212 - Testa femminile; Impero Romano, III secolo.

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Testa femminile; Impero Romano, III secolo. Marmo. Dimensioni: 24 x 18 x 19 cm Provenienza: Eredità familiare di Ramon Martí Alsina e Ricard Martí Aguiló. Collezione archeologica costituita a partire dagli anni '50 da successive generazioni della famiglia, attraverso acquisizioni presso gallerie e case d'asta europee. Testa romana scolpita a tutto tondo in marmo, raffigurante una giovane donna dal viso arrotondato, con grandi occhi dalle iridi scolpite e la bocca chiusa che accenna a un sorriso. I capelli sono resi con incisioni parallele e ondulate e sono raccolti sulla nuca in una treccia avvolta a spirale. I Romani introdussero due innovazioni significative nel mondo della scultura: la ritrattistica e il rilievo storico, entrambi assenti nel mondo greco. Tuttavia, per gran parte della loro produzione scultorea seguirono i modelli greci, una base che a Roma si sarebbe fusa con la tradizione etrusca. Dopo il primo contatto con la Grecia classica attraverso le colonie della Magna Grecia, i Romani conquistarono Siracusa nel 212 a.C., una ricca e importante colonia greca situata in Sicilia, adornata da un gran numero di opere ellenistiche. La città fu saccheggiata e i suoi tesori artistici furono portati a Roma, dove il nuovo stile di queste opere sostituì ben presto la tradizione etrusco-romana che aveva prevalso fino ad allora. Poco dopo, nel 133 a.C., l’Impero ereditò il regno di Pergamo, sede di una scuola originale e fiorente di scultura ellenistica. L’enorme Altare di Pergamo, «Il suicidio di Gallo» e il drammatico gruppo scultoreo «Laocoonte e i suoi figli» furono tre delle creazioni chiave di questa scuola ellenistica. Inoltre, dopo la conquista della Grecia nel 146 a.C., la maggior parte degli artisti greci si stabilì a Roma e molti di loro si dedicarono alla realizzazione di copie di sculture greche, che all’epoca erano molto in voga nella capitale dell’Impero. Furono così realizzate numerose copie di opere di Prassitele, Lisippo e di opere classiche del V secolo a.C., dando origine alla scuola neoattica di Roma, il primo movimento neoclassico nella storia dell’arte. Tuttavia, tra la fine del II secolo a.C. e l’inizio del I secolo a.C., si verificò una svolta in questa tendenza purista di ispirazione greca, che culminò nella creazione di una scuola nazionale di scultura a Roma, dalla quale emersero opere come l’Altare di Enobarbo, che introducevano già un concetto narrativo tipicamente romano destinato a diventare una cronaca della vita quotidiana e, al tempo stesso, del successo del suo modello politico. Questa scuola sarebbe stata la precursora della grande arte imperiale di Augusto, durante il cui regno Roma divenne la città più influente dell’Impero e anche il nuovo centro della cultura ellenistica — come lo erano state in precedenza Pergamo e Alessandria — attirando un gran numero di artisti e artigiani greci. Durante l’epoca augustea, Roma contribuì alla continuità e al rinnovamento di una tradizione che godeva già da secoli di prestigio e che aveva plasmato il carattere di tutta l’arte della regione. In questa nuova fase, l’estetica e le tecniche greche furono applicate a temi specifici di questa nuova Roma. Dopo l’idealizzazione del periodo augusteo, il realismo dell’epoca flavia e il successivo stile barocco del II e III secolo, la scultura romana — plasmata dalla presenza del cristianesimo — tese a disumanizzarsi, diventando sempre più idealizzata e simbolica. L’attenzione per il realismo andò perduta e si assistette a un passaggio verso un approccio stilizzato che cercava di cogliere l’ideale, l’anima o il divino, piuttosto che l’aspetto umano delle figure. In linea con questa nuova estetica, la scultura assunse una grande durezza e le figure acquisirono una dignità nobile e solenne.

Testo tradotto da DeepL.
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9 novembre - Collezione privata: L'eredità di Martí Alsina I
lunedì 9 novembre
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