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11 novembre | 11:00
Sworders Fine Art Auctioneers

408 - Jogen Chowdhury (indiano, nato nel 1939) Senza titolo (Volto), firmato in basso a centro in bengalese e datato “2020” in basso a sinistra, penna e inchiostro su cartolina (immagine 14,6 x 9,7 cm). Provenienza: Esposto alla mostra: “Nella mia lingua - Jogen Chowdhury’, Debovasha, Calcutta, sabato 8 marzo - mercoledì 9 aprile 2025; acquisita dall’attuale proprietario presso la suddetta mostra, accompagnata da un certificato firmato dall’artista; collezione privata, Surrey. Nota a piè di pagina: Jogen Chowdhury nacque nel villaggio di Daharpara, nel distretto di Faridpur dell’odierno Bangladesh. In seguito alla Partizione, la sua famiglia si trasferì a Calcutta, dove ebbe inizio la sua formazione artistica. Nel 1955 entrò al Government College of Art and Craft di Calcutta, diplomandosi nel 1960. Durante gli anni dell’università, realizzò schizzi che documentavano la vita degli sfollati in città, compresi i rifugiati radunati alla stazione ferroviaria di Sealdah. Eseguiti con linee rapide, spesso di un nero netto, questi primi disegni documentano un’esperienza di sfollamento che sarebbe rimasta un’importante corrente sotterranea nella sua opera. Nel 1965, Chowdhury si recò a Parigi grazie a una borsa di studio del governo francese, studiando all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e all’«Atelier 17» di William Hayter fino al 1967. Tornò in India nel 1968, trasferendosi a Chennai, dove lavorò come disegnatore tessile presso il Weavers’ Service Centre. Nel 1970 entrò a far parte del gruppo dei Calcutta Painters. Il suo trasferimento a Nuova Delhi nel 1972, quando divenne curatore d’arte al Rashtrapati Bhavan, coincise con lo sviluppo di quel linguaggio visivo distintivo per cui è diventato famoso. Le sue opere a inchiostro, pastello e tecnica mista di questo periodo sono caratterizzate da contorni sinuosi e ininterrotti e da un fitto tratteggio incrociato, che danno vita a figure di insolita intensità fisica e psicologica. La figura umana, spesso quella femminile, divenne il principale veicolo attraverso il quale Chowdhury esplorò la sensualità, la vulnerabilità, l’osservazione sociale e la malinconia. Nel 1987, Chowdhury lasciò Delhi e si trasferì a Santiniketan, dove entrò a far parte del Kala Bhavana, Visva-Bharati, come docente di pittura. Questo trasferimento segnò un cambiamento significativo nel suo linguaggio artistico. Il fitto tratteggio incrociato e la modellazione scultorea delle sue opere precedenti lasciarono sempre più spazio a una linea più audace e libera e a una semplificazione della forma e della composizione. Traendo ispirazione dall’ambiente rurale di Santiniketan e da elementi delle tradizioni popolari bengalesi e della pittura su rotolo, Chowdhury sviluppò figure sempre più appiattite e stilizzate, spesso animate da contorni decisi, segni abbreviati e colori vivaci. In opere come il presente disegno, questa sensibilità grafica matura si affina ulteriormente: la figura è ridotta a un accumulo di linee e angoli espressivi, in cui il ritaglio e la sobrietà prevalgono sulla rappresentazione completa e naturalistica.

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Frais de vente

32,4 %

Jogen Chowdhury (indiano, nato nel 1939) Senza titolo (Volto), firmato in basso a centro in bengalese e datato “2020” in basso a sinistra, penna e inchiostro su cartolina (immagine 14,6 x 9,7 cm). Provenienza: Esposto alla mostra: “Nella mia lingua - Jogen Chowdhury’, Debovasha, Calcutta, sabato 8 marzo - mercoledì 9 aprile 2025; acquisita dall’attuale proprietario presso la suddetta mostra, accompagnata da un certificato firmato dall’artista; collezione privata, Surrey. Nota a piè di pagina: Jogen Chowdhury nacque nel villaggio di Daharpara, nel distretto di Faridpur dell’odierno Bangladesh. In seguito alla Partizione, la sua famiglia si trasferì a Calcutta, dove ebbe inizio la sua formazione artistica. Nel 1955 entrò al Government College of Art and Craft di Calcutta, diplomandosi nel 1960. Durante gli anni dell’università, realizzò schizzi che documentavano la vita degli sfollati in città, compresi i rifugiati radunati alla stazione ferroviaria di Sealdah. Eseguiti con linee rapide, spesso di un nero netto, questi primi disegni documentano un’esperienza di sfollamento che sarebbe rimasta un’importante corrente sotterranea nella sua opera. Nel 1965, Chowdhury si recò a Parigi grazie a una borsa di studio del governo francese, studiando all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e all’«Atelier 17» di William Hayter fino al 1967. Tornò in India nel 1968, trasferendosi a Chennai, dove lavorò come disegnatore tessile presso il Weavers’ Service Centre. Nel 1970 entrò a far parte del gruppo dei Calcutta Painters. Il suo trasferimento a Nuova Delhi nel 1972, quando divenne curatore d’arte al Rashtrapati Bhavan, coincise con lo sviluppo di quel linguaggio visivo distintivo per cui è diventato famoso. Le sue opere a inchiostro, pastello e tecnica mista di questo periodo sono caratterizzate da contorni sinuosi e ininterrotti e da un fitto tratteggio incrociato, che danno vita a figure di insolita intensità fisica e psicologica. La figura umana, spesso quella femminile, divenne il principale veicolo attraverso il quale Chowdhury esplorò la sensualità, la vulnerabilità, l’osservazione sociale e la malinconia. Nel 1987, Chowdhury lasciò Delhi e si trasferì a Santiniketan, dove entrò a far parte del Kala Bhavana, Visva-Bharati, come docente di pittura. Questo trasferimento segnò un cambiamento significativo nel suo linguaggio artistico. Il fitto tratteggio incrociato e la modellazione scultorea delle sue opere precedenti lasciarono sempre più spazio a una linea più audace e libera e a una semplificazione della forma e della composizione. Traendo ispirazione dall’ambiente rurale di Santiniketan e da elementi delle tradizioni popolari bengalesi e della pittura su rotolo, Chowdhury sviluppò figure sempre più appiattite e stilizzate, spesso animate da contorni decisi, segni abbreviati e colori vivaci. In opere come il presente disegno, questa sensibilità grafica matura si affina ulteriormente: la figura è ridotta a un accumulo di linee e angoli espressivi, in cui il ritaglio e la sobrietà prevalgono sulla rappresentazione completa e naturalistica.

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Vente

Arte asiatica e islamica - Primo giorno
mercredi 11 novembre
11:00
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