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Ganesh Haloi (indiano, nato nel 1936) Senza titolo, firmato in basso a sinistra e datato “2023”, guazzo su cartoncino (dimensioni visibili 15,2 x 10,5 cm; incorniciato e con vetro) Provenienza: Esposto: «To/From», 2 febbraio - 2 marzo 2024, Debovasha, Calcutta; acquistato dall’attuale venditore presso la suddetta mostra e corredato da un certificato firmato dall’artista; collezione privata, Surrey. Nota: Ganesh Haloi è considerato una figura di spicco del modernismo indiano del dopoguerra. Nato a Jamalpur, Mymensingh, nell’odierno Bangladesh, si trasferì a Calcutta nel 1950 e si laureò al Government College of Art and Craft nel 1956. Dal 1957 al 1963 ha lavorato con l’Archaeological Survey of India, realizzando copie dei dipinti rupestri di Ajanta, un’esperienza che ha avuto un’influenza duratura sulla sua comprensione del colore, della luce e della forma. Partendo dalla pittura di paesaggio, Haloi si è gradualmente orientato verso l’astrazione a partire dagli anni ’70, trasformando alberi, campi, acqua e cielo in composizioni essenziali di linee, piani e colori tenui. La sua opera è spesso associata a ricordi di paesaggi, sradicamento e campagna bengalese, pur conservando un forte senso di lirismo e contemplazione. La sua serie «Metascape» del 1978 ha segnato una tappa importante in questa transizione dal paesaggio osservato all’astrazione. Haloi ha esposto ampiamente in India e a livello internazionale, tra cui alla Documenta 14 ad Atene e a Kassel nel 2017. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni, tra cui la National Gallery of Modern Art di Nuova Delhi e il KNMA di Nuova Delhi. Il presente lotto è stato acquistato in occasione di una mostra alla Debovasha Gallery nel 2024. A differenza delle sue tipiche presentazioni su tela di grandi dimensioni, questa specifica esposizione comprendeva 52 dipinti a guazzo di piccolo formato e di dimensioni uniformi; le opere fungevano da una sorta di “stenografia” visiva dei temi artistici che hanno accompagnato Haloi per tutta la vita. Rappresentavano ricordi poetici e astratti della sua casa d’infanzia a Jamalpur (l’odierno Bangladesh), tracciando le linee di vaste reti fluviali, risaie e piante acquatiche ridotte a forme geometriche ben definite. La dichiarazione di apertura di Haloi alla mostra “To/From” spiega la sua logica concettuale alla base delle dimensioni ridotte delle opere: «Il piccolo e il grande, insieme, compongono questo nostro mondo. Con la discordia che ci circonda, sembriamo perdere di vista l’armonia che sta al centro. Proprio come la possibilità di un albero imponente è insita in un seme, così l’albero nel suo corpo racchiude la possibilità di un’infinità di semi. Nell’intimo della mente non esiste tale separazione tra il piccolo e il grande. Pertanto, le immagini incise su piccole cartoline non sono per questo confinate nei loro spazi limitati. Sembrano aspirare a protendersi e ad allargare le braccia ben oltre i propri confini». Ganesh Haloi, febbraio 2024
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