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Ritratto moghul di un servitore in piedi, XVII secolo, India settentrionale moghul, raffigurato di profilo verso destra, mentre tiene in mano un vassoio con citronella, zenzero e noce di cocco, vestito con strati di mussola bianca, la fascia decorata con rosso e oro, pigmenti opachi ravvivati dall’oro su carta (immagine 15,5 x 8 cm; incorniciata e con vetro protettivo) Provenienza: Dalla collezione di David e Sandy Fuller. Nota: L’opera in questione appartiene alla tradizione della pittura moghul, prodotta sotto il mecenatismo di corte che dominò gran parte dell’India settentrionale e centrale dal XVI secolo fino al 1858. Sotto il mecenatismo dell’imperatore Akbar (r. 1556-1605), agli atelier imperiali (kitabkhana) fu commissionato di illustrare non solo manoscritti persiani ma anche poemi epici indù, a testimonianza di un’ampia inclusività culturale. Questo fiorire artistico continuò sotto il suo successore Jahangir (r. 1605-1627), il cui vivo interesse per l’osservazione e il naturalismo favorì l’ulteriore raffinatezza dello stile. Entrambi gli imperatori erano ricettivi all’influenza europea, e le opere moghul di quel periodo rivelano l’impatto delle tecniche rinascimentali come il chiaroscuro, nonché un’iconografia cristiana occasionale, comprese le figure di cherubini. I regni di Akbar, Jahangir e, in misura minore, di Shah Jahan (r. 1628-1658) rappresentano l’apice della pittura moghul. Nel periodo successivo, con il declino dell’autorità imperiale, i centri regionali dell’Awadh – in particolare Lucknow, Faizabad e Murshidabad – emersero come importanti scuole, continuando e adattando la tradizione pittorica moghul.
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