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Una torcia bizantina in ottone del primo periodo, a forma di soldato con una cintura composta da più parti, tra la fine del VI e il VII secolo d.C. Tre delfini stilizzati, rivolti verso l’esterno e ricurvi verso il basso, fungono da «piedini» e sostengono una base cava a forma di tamburo, leggermente conica verso l’alto, con decorazioni floreali. Il fusto presenta nella parte inferiore un bordo sporgente, ampio e leggermente smussato. Su questo bordo, nella parte superiore, è inciso un «kyma lesbico» composto da motivi fogliati a forma di lingua disposti in fila, con la curvatura rivolta verso l’esterno. Intorno al tamburo sono disposte sei palmette con struttura interna formata da nervature sinuose. Le palmette sono unite nella parte inferiore da un arco semicircolare; sopra ciascuna di esse è presente un foro passante. Nella parte superiore, i palmetti si allargano lateralmente e si incurvano verso la punta, dove termina anche la nervatura centrale di ciascun palmetto. In alto, tra le punte dei palmetti, si trovano foglie ovali con nervatura centrale, che sporgono oltre i lati dei palmetti che si toccano e si incurvano verso l’esterno. Il tamburo è chiuso nella parte superiore da una robusta lastra liscia a sbalzo. Al centro di questa lastra si trova un cono basso, sul quale è raffigurato un soldato in tunica e calzamaglia, infilate in stivali di media altezza. L’abbigliamento e l’acconciatura sono simili alle raffigurazioni dei «soldati di guardia», come si vedono in varie opere dell’arte bizantina primitiva, tra cui i mosaici di Ravenna. L’acconciatura è un tipico «taglio alla paggio» con frangia e taglio a tazza molto basso sui lati. La tunica è riccamente decorata: presenta un ampio bordo decorato a zigzag sul bordo inferiore; sulla parte superiore del busto, strisce longitudinali tratteggiate su uno sfondo interamente articolato da rombi con occhi circolari al centro. Appena sopra i fianchi, il soldato indossa una cintura dalla quale pendono strisce verticali, una cosiddetta cintura a più parti. Le incisioni e le lievi differenze nel rilievo rappresentano le fibbie metalliche di tale cintura. Pertanto, la data di fabbricazione non può essere anteriore alla seconda metà del VI secolo ed è possibile che risalga fino al VII secolo. Anche i pantaloni, relativamente aderenti e con pieghe longitudinali, sono decorati con strisce. Gli stivali sono lisci. Il braccio sinistro è piegato e si appoggia con le mani all’altezza della cintura. La mano sinistra, distesa orizzontalmente, regge un semplice candelabro a tre piedi con base conica e un fusto ovoidale leggermente bombato su tutto il perimetro, profilato nella parte superiore e inferiore. Il tutto è coronato da una piastra a forma di disco con un perno quadrangolare. Questo oggetto artigianale è, in un certo senso, costituito da due candelabri annidati l’uno nell’altro. Sul perno del piccolo candelabro tenuto tra le mani del soldato era possibile inserire una piccola lampada a olio, grazie a un incavo perfettamente adattato nella parte inferiore del corpo. La superficie è ricoperta da una splendida e lucente «patina nobile» di tonalità verde scuro, il cui aspetto si avvicina decisamente a quello di uno smalto. Esemplare di eccezionale qualità, conservato in modo quasi perfetto, di un cosiddetto «candelabro del soldato», che, tra gli esemplari noti, può essere considerato di gran lunga il migliore di questo genere grazie al suo stato di conservazione e al livello artistico. Altezza totale 17 cm. Un capolavoro dell’artigianato artistico bizantino primitivo con la stilizzazione tipica dell’epoca, i cui singoli elementi decorativi e i dettagli della rappresentazione figurativa consentono di datarlo con certezza alla fine del VI secolo. Esistono molti esemplari originali di forma simile al semplice candelabro tenuto in mano dal soldato, risalenti al periodo bizantino antico. I candelabri a forma di soldato erano probabilmente utilizzati in modo privilegiato dai militari bizantini. Data la sua importanza, l’opera è stata ampiamente pubblicata e valorizzata da un rinomato bizantinista: Victor H. Elbern 1982, «A brass candlestick in the shape of a soldier with a multi-part belt, Early Byzantine, late 6th to 7th century AD». In *Aachener Kunstblätter* 50, pp. 148–159. Ripubblicato in «Victor H. Elbern. Fructus Operis III. Scritti selezionati di storia dell’arte dal 1961 al 2007». Ratisbona 2008, pp. 217–228. Un’analisi metallurgica condotta nel 1979 presso i Musei Statali del Patrimonio Culturale Prussiano (Laboratorio di ricerca Rathgen) ha concluso che non vi sono indizi che contraddicano l’ipotesi di una provenienza di epoca bizantina. BENI CULTURALI! Provenienza: Acquistato prima del 1979 dal mercante d’arte di Colonia Axel Weber. Dall’inizio degli anni ’90 nella collezione di Axel Guttmann. Dal 2002 proprietà privata a Berlino. Condizioni: I
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