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VEUILLOT (Louis), 1813-1883. Lettera autografa “Louis Veuillot”, Parigi, 16 aprile 1860, [alla viscontessa di Pitray]; 4 pp. in-8. Bellissima lettera sulla soppressione de L’Univers da parte di Napoleone III, in cui Veuillot sfoggia nei confronti dell’Imperatore un’ironia pungente e particolarmente ispirata! Direttore dal 1843 de L’Univers, principale organo del cattolicesimo ultramontano in Francia, Veuillot aveva visto il suo giornale soppresso con decreto il 29 gennaio 1860, dopo la pubblicazione dell’enciclica Nullis certe di Pio IX, ostile alla politica italiana di Napoleone III. Partito per Roma all’indomani di tale divieto, era appena tornato a Parigi quando scrisse questa lettera. Alla sua corrispondente, che gli chiedeva la sua opinione sull’Imperatore, Veuillot risponde con una professione di lealtà la cui esagerazione lascia immediatamente trasparire il sarcasmo: «»Dobbiamo amare l’Imperatore, dobbiamo servirlo, dobbiamo adorarlo. È grande, è saggio, è pio, e nessun sovrano ha una polizia così eccellente. Viva l’Imperatore, signora. Viva l’Imperatore! [...] Sarebbe una beatitudine se potessimo non invidiare la sorte dei nostri figli, che vivranno in questo mondo sotto le leggi del nostro imperatore immortale (seppur non accademico)"" Racconta poi con feroce verve della perquisizione di cui è appena stato oggetto: «il vostro delizioso imperatore si è degnato di fare per me […] Ha un’intera schiera di angeli che ha tirato fuori da ogni sorta di fogna per affidare loro la custodia delle persone oneste del suo impero»». I poliziotti hanno sequestrato i suoi documenti, compresa della carta bianca: «»Con la perspicacia che lo distingue da tutti i mortali, l’Imperatore ha intuito che avevo comprato quella carta bianca per scrivere. Ma cosa avrei potuto scrivere su quella carta bianca? Mille sciocchezze forse, e merito bene di essere punito per questo.” Veuillot spinge infine l’ironia fino a un’evocazione impressionante della repressione politica: «I due grandi flagelli dell’uomo sono la libertà e la vita. L’Imperatore mi ha già completamente liberato dalla prima. Se mi liberasse anche della seconda, non potrei più rendermi colpevole, non rischierei più di mettere sciocchezze su un foglio bianco. Che sorte felice!«» Conclude questa vera e propria invettiva contro il regime pregando la sua corrispondente di bruciare la lettera e di conservare solo il biglietto di accompagnamento: ««Firmato con un nome fittizio, per sviare gli angeli. Quello che assumo arrossendo servirà al mio scopo.»» Bellissima lettera politica di Veuillot, scritta solo poche settimane dopo la chiusura de *L’Univers*, in cui si mescolano umorismo nero, satira della polizia imperiale e provocatoria rivendicazione della libertà di scrivere. In allegato vi è un’altra lettera autografa dello stesso autore, sl, 6 novembre 1850, 2 pp. e ½ in-8, indirizzata ad A. Giron, professore al liceo di Bruxelles (con timbri postali e sigillo di ceralacca rossa con stemma). Veuillot ringrazia il suo corrispondente per il manoscritto destinato alla «Bibliothèque nouvelle», che trova «molto buono», ma «un po’ troppo bello». Lo esorta a semplificare il suo stile, promettendo di «rileggere le bozze» e di «strappare i fiori superflui con mano più esperta». Senza queste correzioni, scrive, «si dirà che lei si avvicina troppo a Chateaubriand». Veuillot esorta Giron a portare a termine la sua opera, accennando anche a un progetto di compendio in francese di una storia dell’imperatore Ferdinando dedicata alle guerre di religione in Germania. Infine, menziona le difficoltà che lo stanno attualmente impegnando con l’arcivescovo di Parigi.
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