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RACINE (Louis) 1692-1763, figlio di Jean Racine. Lettera autografa “Racine”, sl [Parigi], 3 marzo 1751, 3 pp. ½ in-4, indirizzo e sigillo di ceralacca con stemma, indirizzata a Gerhard Nicolaas HEERKENS (1726-1801), medico, erudito e poeta neolatino olandese. Lettera molto interessante con notizie letterarie indirizzata al suo amico Heerkens, in cui si intrecciano riflessioni sul declino dell’erudizione, un giudizio feroce sul vecchio Fontenelle ed echi quasi immediati della vicenda che opponeva Voltaire al finanziere Hirschel in Prussia. Incontrato da Racine durante il soggiorno parigino di Heerkens tra il 1748 e il 1750, il giovane medico olandese intrattenne con lui una fitta corrispondenza, dedicata principalmente alle lettere e agli scambi intellettuali tra la Francia e i Paesi Bassi. Racine deplora innanzitutto il declino degli studi classici e la proliferazione degli scritti: «L’erudizione sta calando notevolmente tra noi, e tra qualche anno un uomo a Parigi che conosca bene il latino sarà raro quanto lo è oggi un uomo che conosca il greco. La nostra ignoranza non ci impedisce di scrivere. Scribimus indocti. Si vedono solo opuscoli su ogni sorta di argomento.” Riserva poi una frecciata particolarmente crudele al novantacinquenne Fontenelle, che ha appena presentato due volumi delle sue commedie in prosa, presumibilmente composte trentacinque anni prima: «Credo piuttosto che le abbia composte proprio a 93 anni. È certo che sembrano opera di un bambino o di un delirante. Nulla è più pietoso.» Racine riporta infine le voci parigine sul clamoroso processo di Voltaire contro il finanziere ebreo Abraham Hirschel, che si era appena concluso a Berlino: «Si dice che Voltaire abbia un grande processo in Prussia contro un ebreo riguardo a banconote che l’ebreo sostiene siano false. Si aggiunge che il re di Prussia abbia detto: ‘Se Voltaire perde la causa, lo caccerò; se la vince, lo pregherò di andarsene’ [...]” La vicenda, nata alla fine del 1750 da una speculazione su banconote sassoni, aveva gravemente deteriorato i rapporti di Voltaire con Federico II; proprio il 28 febbraio 1751, solo pochi giorni prima di questa lettera, il re gli aveva rivolto un severo rimprovero al riguardo. La lettera si conclude con una nota più intima: Racine si lamenta della scarsa propensione del figlio per gli studi («“non è l’intelligenza che gli manca, ma l’amore per il lavoro”») e riflette con ironia sullo spirito del tempo: «“Forse vede che la Scienza non è più di moda e vuole adeguarsi alla moda [...]”
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