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[HUGO (Adèle) 1830-1915]. Copia autografa della dichiarazione di Victor Hugo con cui rifiuta l’amnistia concessa da Napoleone III. [Hauteville House, 1859 o poco dopo]. 1 p. in-8 quadrato (150 x 155 mm) a inchiostro su un foglio. Sul retro, frammento di notazione musicale a matita su versi dei Burgraves. (Lievi segni di usura marginali.) Interessante copia autografa, di pugno di Adèle Hugo, della famosa dichiarazione con cui suo padre rifiutò l’amnistia di Napoleone III, con sul retro un tentativo di trascrizione musicale di un brano tratto dai *Burgraves*. Dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851, Victor Hugo scelse l’esilio, dapprima a Bruxelles, poi a Jersey e infine a Guernsey, dove si stabilì a Hauteville House nel 1856. Il 16 agosto 1859, Napoleone III promulgò un’amnistia generale che consentiva, in particolare, il ritorno degli esiliati politici. Hugo rifiutò di avvalersi di tale misura: due giorni dopo, il 18 agosto 1859, redasse a Hauteville House una breve dichiarazione che sarebbe diventata una delle più celebri professioni di fede del suo esilio. Il testo fu ripreso in «Actes et paroles. Durante l’esilio». Adèle ne riporta qui il testo integrale: «Nessuno si aspetterà da me che, per quanto mi riguarda, dedichi un solo istante di attenzione a quella cosa chiamata amnistia. / Nella situazione in cui versa la Francia, la protesta, assoluta, inflessibile, eterna, ecco quale è per me il dovere. Fedele all’impegno che ho preso nei confronti della mia coscienza, condividerò fino in fondo l’esilio della libertà. Quando la libertà tornerà, tornerò anch’io.” Il testo è seguito dalla firma: «Guernesey, Haute-Ville / House, 18 agosto 59 / Victor Hugo (Constitutionnel [sic])». La menzione «“Constitutionnel”», assente dal testo originale conosciuto della dichiarazione, sembra probabilmente riferirsi al giornale *Le Constitutionnel*, sia come fonte della trascrizione, sia come indicazione relativa alla sua diffusione; non siamo tuttavia riusciti a stabilire con certezza il significato di questa menzione. L’identificazione della grafia di Adèle Hugo è avvalorata dal confronto con copie autografe certe che ella realizzò degli scritti di suo padre. Questa attività di copista non era del resto un’eccezione per Adèle: durante gli anni dell’esilio, trascrisse e conservò i testi, le lettere e gli scritti di suo padre, parallelamente alla stesura del suo diario. Il retro costituisce un elemento particolarmente interessante a sostegno di questa attribuzione. Adèle vi ha tracciato a matita alcuni pentagrammi e note musicali, accompagnati dal testo della seconda strofa della canzone del conte Lupus in *Les Burgraves*, prima parte, scena V: «Sono dannato, mia madre è morta, il mio parroco mi fa cento sermoni. Amiamo, che importa / (bis) / amiamo””. Questa annotazione è particolarmente coerente con l’attività musicale di Adèle Hugo, pianista e compositrice, che mise lei stessa in musica diversi testi di suo padre. Le sue partiture autografe, conservate nelle collezioni legate a Hauteville House, comprendono in particolare melodie su poesie e testi di Victor Hugo; molti di questi manoscritti sono rimasti allo stato di frammenti. Per l’importanza del testo trascritto, una delle dichiarazioni più emblematiche dell’esilio di Victor Hugo, e per lo schizzo musicale riportato sul retro, questo foglio offre una testimonianza particolarmente evocativa del ruolo di Adèle accanto al padre: coinvolta nella sua opera letteraria e politica, fu anche musicista e compositrice, prima della sua ossessiva passione per Albert Pinson, della partenza per l’America e poi della sua internamento, episodi tragici ai quali il suo nome rimane oggi principalmente legato.
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