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DROUET (Juliette), 1806-1883. Lettera autografa “Juliette”, senza data, 30 ottobre (senza anno [1847]), 4 pp. in-8 [a Victor Hugo]. Bellissima lettera che, nella parte finale, accenna al manoscritto de *I miserabili* che le è stato affidato e al personaggio di Fantine che la commuove profondamente: «Continuo a essere molto felice, mio adorato Victor, e a essere la più riconoscente delle Juju. Ti ringrazio e ti amo con tutto il cuore. Spero che verrai a rifarti gli occhi prima di andare all’Accademia? [...] Sono così felice, mio Victor, della tua bella e santa lettera di ieri [...] Non voglio nient’altro. Innanzitutto perché siamo poveri, poi perché ti distrae dal tuo lavoro così prezioso per tutti. [...] Non voglio, mio caro, che tu dia nulla da copiare a Dédé [probabilmente Adèle Hugo, la figlia minore dello scrittore]. Ciò che provo è ciò che tutti proveranno leggendo i sublimi dolori di quella povera martire di Fantine. La mia ammirazione si riversa nelle mie lacrime. Non devi punirmi togliendomi nemmeno una riga del tuo divino manoscritto. Del resto NON LO VOGLIO. Ne sono forse la padrona, dato che sono la TUA. Siete in difficoltà con questo argomento piramidale.”” Victor Hugo lavorava dal 1845 al suo grande romanzo, allora intitolato *Les Misères*, prima versione dei futuri *Misérables*, che saranno pubblicati solo nel 1862. Intimamente legata al suo lavoro, Juliette fu una delle primissime lettrici del manoscritto, di cui Hugo le affidava anche la copia. Commovente testimonianza del coinvolgimento di Juliette Drouet nell’elaborazione de *I miserabili*, ma anche dell’immediata ricezione dell’opera da parte della sua prima lettrice; quindici anni prima della pubblicazione, lei intuisce con grande precisione la potenza universale di Fantine. La lettera intreccia felicemente questa emozione letteraria con l’intimità amorosa della coppia: Juliette ringrazia il suo «adorato Victor», si preoccupa di non distoglierlo dal «[suo] lavoro così prezioso per tutti» e rivendica infine, con umorismo e tenerezza, il proprio diritto sul manoscritto come conseguenza di quello che possiede sul suo autore. Con il suo antico certificato di esportazione di bene culturale rilasciato dal Ministero della Cultura. Macchie d’umidità sulla piega centrale che hanno causato dei fori, senza perdita di testo. Si allega, della stessa autrice, indirizzata allo stesso destinatario: - L.A.S. «“Juliette”», sl, 11 marzo (senza anno), 4 pp. in-8 (a Victor Hugo): «“Sono ancora a letto, mio caro ometto, nel quale però non ho trovato un solo posto comodo da quando ci sono entrata ieri […]” Si alzerà per “distrarre questa stupida influenza che non vuole lasciarmi in pace”. Il giorno prima aveva incontrato sulle scale la signora Dillon, che le aveva chiesto di ringraziare Victor Hugo per «la bella e incantevole accoglienza» che le aveva riservato a casa della signora de Girardin […] Sebbene le sue serate siano finite, cercherà di organizzarne alcune in ristretta cerchia […] Per la prima di queste serate vuole scegliere il tuo giorno, signora de Girardin; approfitta di questa occasione per farti venire ancora una volta a casa sua, il che non è affatto male per una donna di spirito. Al suo posto farei lo stesso ogni giorno, se potessi. Ma non posso farci nulla, ahimè! Con mio grande rammarico, voi amate la solitudine e una vita che alla fine diventa monotona. […] Non dovrete, amore mio, farvi trascinare troppo a lungo quando si tratterà di andare a questa serata di presentazione […] ma non avete bisogno delle mie infinite raccomandazioni per accogliere come merita una povera giovane donna onesta, dotata di un talento così raro e così autentico. Siete chiuso, ingiusto, crudele, sordo, cieco e muto solo nei miei confronti. Per tutte le altre donne avete tutti i vostri mezzi e molti altri [?] per rendere loro la giustizia che meritano, anche quando non la meritano."" Con il suo antico certificato di esportazione di bene culturale rilasciato dal Ministero della Cultura. - L.A., Parigi, 2 ottobre 1870 «domenica mattina, ore 10. ½"", 4 pp. in-16: «Mio amato, spero che tu abbia trascorso una buona notte, almeno pari alla mia; altrimenti mi rimprovererei molto per un lungo sonno che non fosse all’altezza del tuo. Mi dispiace comunicarti che tuo figlio Charles e sua moglie non ceneranno ancora stasera con te, secondo quanto mi ha appena riferito la cameriera dell’albergo […] È probabile che il desiderio di consolare la signora J. Simon sia il vero motivo di questa assenza dalla tua tavola e che i tuoi figli torneranno da te con entusiasmo non appena la disperazione di quella povera donna si sarà un po’ placata. […] Ho appena mandato Suzanne da Louis per sapere come sta il suo malessere […] Quanto a me, sarò pronto alle 2 in punto. Non è senza una certa apprensione che mi avventuro su questa altura malsana e vertiginosa, l’imperiale, ma la curiosità
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