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CHATEAUBRIAND (François René, visconte di), 1768-1848. L.A., [Parigi], Rue de Rivoli n. 26, 26 luglio [1814], 4 pp. in-8 [al suo amico Charles-Julien Lioult de Chênedollé]: Bella lettera al suo vecchio amico Chênedollé, scritta all’indomani della prima Restaurazione, in cui Chateaubriand evoca sia le sue opere storiche, sia la sua carriera diplomatica, sia il futuro del suo corrispondente e, con nostalgia, i loro anni di gioventù e di miseria letteraria. La lettera, un tempo datata 1820 da Sainte-Beuve, è ora attribuita al 1814: i riferimenti alla nomina diplomatica di Chateaubriand consentono infatti di collocarla nel momento in cui Luigi XVIII lo aveva appena nominato ministro plenipotenziario di Francia in Svezia. Alla fine non avrebbe mai dovuto assumere l’incarico e, del resto, già alla fine di quello stesso anno aveva lasciato la sua abitazione al 26 di rue de Rivoli, indicata all’inizio della lettera. Chateaubriand risponde a Chênedollé dopo una lunga interruzione della loro corrispondenza: «»gli amici che mi hanno dimenticato non per questo vivono meno nel mio ricordo””. Il tempo ora stringe per lo scrittore, che pensa di intraprendere la sua storia: “Dieci anni alla mia età sono troppi per la storia; devo cominciarla al più presto, oppure rinunciarvi. Ho già due volumi quasi completati.”” L’apparato critico mette in relazione questo passaggio con i suoi lavori sulla storia di Francia o con una prima stesura dei discorsi che costituiranno in seguito gli Études historiques. Ma la lettera è preziosa soprattutto per il suo carattere intimo. Chateaubriand si informa sulla situazione di Chênedollé (1769-1833), all’epoca ispettore scolastico e poco soddisfatto delle sue funzioni. Quest’ultimo risiedeva abitualmente nella sua tenuta di Coisel, vicino a Vire, e pensava di candidarsi per un posto di ispettore delle Acque e delle Foreste, che gli sembrava corrispondere maggiormente alle sue aspirazioni. Chateaubriand gli promette il proprio sostegno: «Prima o poi, sotto i nostri principi legittimi, troverete un posto più adatto alla vostra fortuna e alle vostre occupazioni. Se rimanessi in Francia, vi offrirei tutto il mio credito, che non è grande». Lo incoraggia inoltre a tornare a Parigi e a riprendere la poesia: «La sua musa deve aver bisogno di rivedere i luoghi che hanno ispirato Racine». La frase assume tutto il suo significato alla luce dell’antica amicizia letteraria che unisce i due uomini. La conclusione della lettera è particolarmente toccante. Chateaubriand immagina il loro ricongiungimento e la loro vecchiaia trascorsa insieme a Parigi, quella «grande Babilonia che si ama sempre mentre la si maledice», prima di evocare con tenerezza i loro anni difficili: «»ricorderemo i bei tempi delle nostre miserie, quando bevevamo l’odioso caffè della signora Rousseau””. Si tratta del caffè che la signora Rousseau gestiva sugli Champs-Élysées intorno al 1801 e che Chateaubriand frequentava all’epoca: un ricordo della bohème letteraria dei loro anni giovanili, trasformato col senno di poi in un’epoca felice. Bella lettera di amicizia e ricordi, a cavallo tra due epoche: Chateaubriand, ormai consacrato dal ritorno dei Borboni e chiamato a ricoprire cariche diplomatiche, ripensa con nostalgia agli anni di povertà e di ambizione letteraria condivisi con Chênedollé. Pubblicata in: Chateaubriand, Correspondance générale, vol. II (1808-1814), testi curati e annotati da Pierre Riberette, Gallimard, 1979, n. 653 (che cita gli archivi Chênedollé e la copia redatta per Sainte-Beuve, Bibliothèque Spoelberch de Lovenjoul, Chantilly, D 544, fol. 151. Lettera pubblicata in particolare in Sainte-Beuve, Poètes et romanciers modernes de la France, II, «Chênedollé», Revue des Deux Mondes, 1° giugno 1849, p. 761; e nella Correspondance générale di Chateaubriand, a cura di M. Thomas, vol. II, pp. 96-97, n. 405). In allegato vi è una breve lettera autografa di sua moglie, Céleste de Châteaubriand, indirizzata anch’essa a M. de Chênedollé, 1 p. in-12 oblungo (strappo senza perdita di testo, traccia di timbro): «»Non la vediamo più, non sentiamo più parlare di lei. Sono a Parigi[...] fino a domani; farebbe una buona azione se volesse venire a prendermi in fondo al faubourg St Germain [...]” È allegata anche una lettera autografa di Delphine de Sabran, marchesa di CUSTINE (amica di Chateaubriand), Fervaques, 24 giugno [1806], indirizzata a Chênedollé e relativa al Viaggio in Oriente: ""[...] il genio è qui da 15 giorni, partirà tra due; e non è una partenza qualsiasi, né si tratta di un viaggio qualsiasi. Questa chimera della Grecia si è finalmente realizzata. Parte per esaudire tutti i desideri altrui e per distruggere tutti i miei. Realizzerà finalmente ciò che desidera da così tanto tempo. [...]” Con il relativo certificato di esportazione di bene culturale rilasciato dal Ministero della Cultura.
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