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187 - CÉLINE (Louis-Ferdinand), 1894-1961.

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CÉLINE (Louis-Ferdinand), 1894-1961. Lettera autografa “LF Celine”, indirizzata a Mikkelsen (presso il suo avvocato danese Thorvald Mikkelsen, a Copenaghen), 27 dicembre 1947, 2 pp. in grande folio, scritta a inchiostro blu, indirizzata al suo avvocato francese Albert Naud (timbro di ricezione a inchiostro rosso datato 31 dicembre 1947). Lettera molto interessante scritta dall’esilio, relativa alle controversie di Céline con la casa editrice Denoël e, soprattutto, alla genesi di “À l’agité du bocal”, la sua famosa e virulenta risposta a Sartre. Uscito di prigione da sei mesi ma ancora trattenuto in Danimarca, Céline si trovava allora in una situazione precaria sia dal punto di vista economico che editoriale. In conflitto con Jeanne Loviton, detta Jean Voilier, che aveva assunto la direzione delle edizioni Denoël dopo l’assassinio di Robert Denoël, rifiuta con veemenza le 1.000 corone che lei gli aveva appena fatto pervenire: «»Voglio guadagnarmi da vivere, non voglio regali e soprattutto non voglio catene!«». Henri Philippon si adopera quindi per trovargli un nuovo editore e deve proprio recarsi a Copenaghen accompagnato da Fasquelle: ««È una cosa più seria. […] firmerò con lui»». La lettera costituisce soprattutto un’interessante testimonianza sulle prime vicende di «À l’agité du bocal». Avendo scoperto poche settimane prima l’accusa mossa contro di lui da Sartre in «Ritratto dell’antisemita», Céline ha appena redatto in Danimarca la sua furiosa replica: «D’altra parte, metto a posto anche Sartre affinché tutti ne traggano insegnamento. Quel piccolo bastardo si è smascherato, peggio per lui. Verrà trafitto"". Giustifica subito la necessità della sua risposta: "Se non dico nulla: ‘Chi tace acconsente, ammette, confessa!’ Cazzo, non è il mio caso!"". Céline aveva sottoposto il suo testo a Jean Paulhan e qui attende ancora la sua decisione: «Vedremo se Paulhan lo pubblicherà». Solo pochi giorni dopo questa lettera, all’inizio di gennaio del 1948, Paulhan finirà per rifiutare il pamphlet. «“À l’agité du bocal”» verrà pubblicato l’anno successivo in «“Le Gala des vaches”» di Albert Paraz e, parallelamente, in un rarissimo opuscolo stampato in 200 copie da Pierre Lanauve de Tartas. Prezioso documento su Céline nel momento in cui, dal suo esilio danese, tentava contemporaneamente di rompere con Denoël, di ritrovare un editore e di preparare il suo clamoroso ritorno nella polemica letteraria francese. Con il relativo certificato di esportazione di bene culturale rilasciato dal Ministero della Cultura. 2 piccole macchie rossastre ai margini (tracce di spillo o graffetta arrugginita). Si allega un’altra L.A.S. ""LF Céline"", indirizzata a Mikkelsen, Copenaghen, 7 giugno [1947], 1 p. in grande folio, scritta con inchiostro grigio, allo stesso (timbro di ricezione in inchiostro rosso datato 12 giugno 1947): ""Caro Avvocato, Le comunico in tutta fiducia e riservatezza la lettera dell’Avvocato Fourcade, secondo quanto concordato… a suo piacimento. Spero che con Mikkelsen abbiate potuto analizzare nel dettaglio le mie possibilità… Non dimentico nemmeno l’avvocato Antoine […] Lo ritengo anch’egli piuttosto attivo e abile, oltre che di ottima famiglia e di ottima reputazione a Montmartre, un villaggio che lei conosce bene. Tutto ciò ha la sua importanza. […] "" Interessante lettera relativa alle azioni legali intraprese per ottenere la liberazione di Céline e impedire la sua estradizione in Francia. Ancora detenuto in Danimarca, lo scrittore coordina allora febbrilmente l’operato dei suoi vari difensori francesi (Fourcade e Naud) e danesi (Mikkelsen). Cita inoltre l’avvocato [Robert] Antoine, un legale parigino ed ex suo vicino di casa al numero 4 di rue Girardon a Montmartre. Céline verrà rimesso in libertà il 24 giugno 1947, ovvero 17 giorni dopo.

Testo tradotto da DeepL.
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