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BAUDELAIRE (Charles), 1821-1867. Lettera autografa “Charles” alla madre, la signora Aupick, senza data [Parigi, 14 luglio 1844], 1 p. 3/4 in-8, traccia di sigillo di ceralacca con conseguente piccolo strappo angolare. Bella e importante lettera alla madre in cui accenna ai suoi progetti letterari e alle tensioni familiari che lo porteranno a essere posto sotto tutela giudiziaria. Il poeta ringrazia la madre per avergli «scritto due righe riguardo alla signora de Mirbel», che andrà a trovare il prima possibile. «[...] È inutile che veniate a trovarmi per sei giorni. Stasera mi recherò al carcere della Guardia Nazionale. E ne approfitterò per lavorare alacremente al mio libro sulla pittura che si attende alla Revue de Paris»». Si riferisce qui a «De la peinture moderne», annunciato sulla copertina del Salon del 1845, ma mai portato a termine. Il Salon del 1846 ne riprenderà il contenuto. «[...] Ho visto il signor Ancelle. Sono convinto che non avrai bisogno di mezzi così ingenti per placare le tue furibonde preoccupazioni»», conclude, riferendosi qui al consiglio giudiziario che cerca a tutti i costi di evitare, ma di cui sarà oggetto suo malgrado, a causa del suo tenore di vita giudicato dispendioso (manteneva Jeanne Duval). Questa lettera è citata nella *Correspondance générale* raccolta, classificata e annotata da Jacques Crépet, volume I, n. 43, ed. Conard, che documenta la data di questa missiva sulla base di un foglio strappato da un registro di detenzione firmato da Baudelaire e dal direttore del carcere. Il 14 luglio 1844 segna una data decisiva nella vita di Baudelaire: la sua famiglia si riunisce per decidere di sottoporlo a tutela giudiziaria, ufficialmente pronunciata nel settembre successivo. Preoccupati di vederlo sperperare l’eredità paterna in una vita da dandy, sua madre e il suo patrigno, il generale Aupick, lo privano così della libera disposizione dei suoi beni. Al notaio Narcisse Ancelle viene affidato il compito di gestirli e di versargli una rendita regolare. Baudelaire percepirà per tutta la vita questa tutela finanziaria come una profonda umiliazione e un’insopportabile dipendenza, che lo rinchiuderà nella figura del Poeta maledetto.
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