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BUFFON (Georges Louis Leclerc, conte di), 1707-1788. L.A., Montbard, 4 luglio 1751, 3 pp. in-4, scritto con inchiostro marrone, sigillo di cera rossa con stemma conservato (alcuni restauri), indirizzata al suo caro amico, il presidente de Brosses (Charles de Brosses, 1709-1777) (indirizzo cancellato ma abbastanza leggibile). Importante lettera scientifica in cui Buffon espone con grande chiarezza la sua concezione della generazione spontanea e rivendica la paternità degli esperimenti pubblicati dall’abate Needham. Quest’ultimo aveva appena pubblicato le sue *Nouvelles observations microscopiques* (Parigi, 1750), ampiamente ispirate alle ricerche condotte insieme a Buffon: «L’abate Needham ha scritto il suo libro basandosi esclusivamente sui miei esperimenti e sulle mie osservazioni […] Tutti i fatti sono veri, e li ho visti tutti, spesso insieme a lui e prima di lui». Pur prendendo le distanze dalla «parte sistematica» dell’opera, Buffon sviluppa quindi la propria teoria: secondo lui, alcuni animali possono nascere «senza padre né madre», non perché la materia inanimata possa generare spontaneamente la vita, ma perché negli animali e nelle piante sussiste una materia organica imperitura, «sempre viva», vero principio della vita. Si tratta, in una forma epistolare particolarmente concisa e incisiva, della teoria delle molecole organiche che aveva sviluppato nei primi volumi della sua Storia naturale (1749). Buffon evoca le osservazioni rese possibili dal microscopio e annuncia a de Brosses che riserva per una futura storia degli insetti (che non vedrà mai la luce) diversi esperimenti che, secondo lui, dovrebbero stabilire definitivamente il fenomeno. La lettera costituisce così una testimonianza notevole sui dibattiti che all’epoca animavano i naturalisti riguardo alla generazione e all’origine della vita, prima che gli esperimenti di Spallanzani mettessero in discussione le conclusioni di Needham. Fornisce infine informazioni sul lavoro stesso della Storia naturale, con Buffon che annuncia la prossima stampa di tre volumi dedicati ai quadrupedi, il primo dei quali apparirà infine nel 1753. «Le sono molto grato, mio caro Presidente [cancellato], per la gentilezza con cui ha accolto la mia richiesta a favore del signor Daubenton […]» Vittima di un raffreddore che si protrae, tornerà a Parigi in agosto e chiederà «al signor de Ste Palaye gli scritti che vorrà gentilmente comunicarmi […] L’abate Needham ha scritto il suo libro basandosi esclusivamente sulle mie esperienze e sulle mie osservazioni; lo afferma abbastanza chiaramente in più di un punto, ma se mi avesse consultato ne avrebbe eliminato la parte sistematica, che è oscura e mal elaborata. Tutti i fatti sono veri, e li ho visti tutti, spesso insieme a lui e prima di lui; tuttavia ho ritenuto di doverne trarre solo ciò che ho riportato nella mia Storia naturale; è certo che nascono animali che non hanno né padre né madre, ma ciò non significa per questo che la materia assolutamente morta possa produrre il vivente; al contrario, negli animali e nei vegetali risiede una materia che non può morire, ed è proprio questa materia sempre viva che costituisce il principio vitale in entrambi. L’assioma degli antichi «Corruptio &c.» è vero, ma non nella pienezza di significato che essi gli attribuivano; Il microscopio ha permesso di scoprire le uova di certi insetti che essi credevano derivassero dalla decomposizione, ma allo stesso tempo il microscopio ha permesso di scoprire altri animali che derivano certamente dalla sola decomposizione, come le anguille della farina, che non provengono da uova poiché sono vivipare. Riservo per la mia storia degli insetti diversi fatti che chiariranno definitivamente la questione. Inizieremo a stampare le storie dei quadrupedi solo nel mese di novembre; saranno tre volumi che usciranno insieme nel mese di aprile o maggio. Le fornisco questo dettaglio, mio caro Presidente [cancellato], perché mi sembra che lei mi voglia abbastanza bene da interessarsene […] "" Con il suo vecchio certificato di esportazione di bene culturale del Ministero della Cultura, recante la vecchia scheda del catalogo Charavay 815 del maggio 1996 (n. 44880, contenente un errore di datazione).
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