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FOUCHÉ (Joseph, duca di Otranto), 1759-1820. Bozza autografa firmata con la sua sigla di una lettera a “L. B. de V.” (barone di Vitrolles?), Praga, 7 settembre [1816], 2 pp. in-4 Bella lettera dall’esilio in cui Fouché difende la propria condotta politica, menziona la sua lettera al duca di Wellington e annuncia la stesura delle sue Memorie. Proscritto come regicida dalla legge del 12 gennaio 1816, l’ex ministro della Polizia si era ritirato a Praga. Ringrazia il suo corrispondente per un segno di benevolenza, prima di accennare agli attacchi di cui è oggetto e alla pubblicazione, contro la sua volontà, della sua lettera al duca di Wellington, scritta nove mesi prima e che «non era destinata alla stampa». Di fronte alle versioni falsificate diffuse dai giornali tedeschi, ha tuttavia dovuto fornirne una copia autentica. Fouché rivendica con forza la moderazione della sua condotta di fronte ad avversari che definisce «implacabili» e sostiene di essere attaccato dagli estremisti di tutti i partiti. Né il suo silenzio, né la sua rassegnazione, né il suo allontanamento «a trecento leghe dalla Francia» sono bastati a disarmare i suoi nemici. Egli riserva loro tuttavia una risposta ben più temibile: le sue Memorie. Promette una «confessione franca e generale», pur rifiutando di scrivere «alla maniera di Jean-Jacques», e afferma di non scrivere né per alimentare le passioni, né per adulare i partiti. La conclusione della lettera assume la forma di un vero e proprio testamento politico: «»«Non vedo nulla di buono se non nell’ordine e pongo l’ordine in ogni cosa»”, scrive, prima di concludere con questa formula sorprendente: «Bisogna ammetterlo, i sudditi francesi erano più liberi di quanto lo siano i cittadini francesi da venticinque anni a questa parte.» Una bellissima testimonianza di Fouché all’inizio del suo esilio, un appello personale e una riflessione sull’ordine e la libertà, ma soprattutto un annuncio esplicito del progetto delle Memorie con cui intende rispondere ai suoi avversari e svelare «tutti i segreti della [sua] vita».
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