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Il falò delle vanità. – Benivieni (Girolamo) Canzoni e sonetti dell’amore e della bellezza divina, con commento, prima edizione, prima tiratura, collazione: [π]4 a-n8 o6 oo10 p8 q10 r-s6, 152ff., 44-45 versi, carattere romano, spazi riservati alle iniziali, segni di riga e note a margine in grafia coeva (o coeve?), principalmente nella prima metà, piccole riparazioni con carta agli angoli delle prime 2 ff., macchie e aloni sporadici, risguardi rinnovati con un foglio incollato recante annotazioni a inchiostro in grafia moderna, rilegatura coeva in pelle di vitello su tavole di legno, goffrata a secco, dorso rifatto, un angolo riparato, altre tavole a vista, estremità del dorso scheggiata, qualche traccia di tarlo e ?macchia di umidità sulla parte inferiore della copertina, fermagli in ottone e pelle rinnovati, (folio 281 x 203 mm.), Firenze, Antonio Tubini, Lorenzo d’Alopa, Venetus Ghirlandi e Andrea Ghirlandi, 1500. *** Contiene la prima testimonianza a vista d’occhio stampata del «Rogo delle vanità» di Savonarola. Prima edizione, prima tiratura, del riassunto in versi neoplatonici di Benivieni del «Libro dello amore», un commento al «Simposio» di Platone, pubblicato sulla scia dei tumultuosi anni di riforma di Savonarola a Firenze. L’umanista Benivieni, insieme a Tubini, Alopa e Ghirlandi (gli stampatori), era un fervente sostenitore del pensiero di Savonarola; Benivieni, ad esempio, aveva tradotto il “De Simplicitate” di Savonarola nel 1496. Qui, nelle due pagine (oo6-7), Benivieni descrive il famoso e drammatico rogo pubblico degli «oggetti lascivi, vani e detestabili» della città, noto come il Falò delle Vanità, tenutosi in Piazza della Signoria durante il Carnevale del 7 febbraio 1497, fornendo un elenco dettagliato che include dipinti, strumenti musicali, ornamenti femminili, dadi, carte da gioco e altre simili opere di Satana. L’edizione è nota in due varianti: questa copia sembra essere la prima edizione con colophon datato 7 settembre, e le righe 24-25 della tabella su [π]3r. Provenienza: dalla Certosa di Casotto (1172-1802), vicino a Cuneo, in Piemonte (iscrizione di proprietà sul frontespizio, «Cartusia Casularum mihi a M. de ducibus donato»; e diverse altre antiche iscrizioni di proprietà sul frontespizio e sul risguardo anteriore; Leo S. Olschki (1861-1940; nota a matita sul recto del risguardo anteriore libero: «L. S. Olschki. Firenze, 30 agosto 1917, £120,00»; cfr. *Monumenta typographica*. Cat. liii, Firenze 1903, n. 1805; Giuseppe Martini (1870-1944; la sua collazione e le note bibliografiche sulla pagina di guardia anteriore incollata). Bibliografia: BMC VI, 693; Goff B-328; GW 3850; ISTC ib00328000
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