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Libro d’ore monastico, forse di uso francescano, in latino, manoscritto miniato su pergamena, nella sua rilegatura coeva, [Germania sud-occidentale o Slesia, XIV secolo, con alcune fogli aggiunti nel XV secolo], 186 fogli, mancano alcuni fogli (in parte a causa della riorganizzazione del volume avvenuta nel XV secolo, collazione: i12, ii6 (mancano 2 fogli, ma senza apparente perdita di testo), iii4 (mancano il primo foglio e diversi altri), iv6 (mancano i primi 2 fogli, ma senza perdita di testo; le ultime 2 fogli qui sono aggiunte del XV secolo per completare l’apertura dell’Orario della Vergine), v-xviii8, xix7 (inclusa una pagina isolata successiva come sesto foglio), xx-xxiii8, xxiv7 (manca un foglio dalla prima metà del fascicolo; l’ultima foglia qui è utilizzata come foglia di chiusura), le risme i-iii e xx-xxiv sono state tutte aggiunte nel XV secolo; la maggior parte delle risme presenta parole di richiamo; il testo principale è disposto su una singola colonna di 16 righe in una scrittura angolare tardo-gotica, con maiuscole ritoccate in rosso, rubriche rosse e iniziali alternate tra rosso e blu (quelle più grandi occasionalmente con decorazioni colorate incastonate all’interno del corpo; altre con volti realizzati a penna risaltati all’interno; alcune iniziali di 3 o 4 righe negli stessi colori con decorazioni a penna che delineano il fogliame), due iniziali dorate con decorazioni a penna rosse (l’apertura di gennaio nel Calendario e nelle Ore della Vergine), diverse interruzioni significative nel testo contrassegnate da linguette di pelle marrone fissate ai bordi dei fogli, alcune note a margine coeve dovute all’uso (comprese battute musicali), disegni del primo periodo moderno raffiguranti una testa umana e una chiesa sulle pagine di guardia, e un grande capolino stilizzato rosso, verde e blu disegnato in modo goffo nel margine inferiore di una pagina, occasionali piccole sezioni di testo cancellate, piccole macchie e aloni, e alcune pagine con lievi increspature, 110 x 75 mm.; rilegatura coeva in pelle marrone chiaro su tavole di legno smussate, cucita con quattro grandi lacci doppi, tavole decorate con linee parallele che formano motivi a chevron racchiudenti capolini e piccoli cerchi, singola chiusura metallica funzionante, alcune crepe sul dorso, ma in buone condizioni di funzionamento *** Provenienza: 1. Probabilmente scritto e decorato per essere utilizzato da un francescano (con quel santo sia nel Calendario per il 4 ottobre che nella Litania, così come Santa Elisabetta d’Ungheria il 17 novembre in rosso nel Calendario, con la sua ottava a pochi giorni di distanza – lei fu una delle prime convertite ai francescani, e dalla sua canonizzazione nel 1235 patrona del Terzo Ordine di San Francesco), che sembra aver vissuto e probabilmente viaggiato nella Germania sud-occidentale e in Slesia (con Sant’Uberto per il 3 novembre nel Calendario scritto con la «p» al posto della «b», in linea con i dialetti di quella regione, e le Sante Edvige, patrona della Slesia ma ampiamente venerata anche nelle regioni circostanti, si trova il 16 ottobre nel Calendario; Venceslao il 28 settembre nel Calendario, così come nella Litania; e Stanislao, vescovo di Cracovia, nella Litania). 2. Un proprietario successivo ha poi aggiunto una lunga iscrizione scarabocchiata in tedesco, evidentemente di natura esortativa e datata «1626», su una pagina originariamente bianca. 3. Il libro fu di proprietà inglese almeno verso la metà del XX secolo, come testimonia una descrizione manoscritta e senza data del volume redatta dal paleografo britannico Arthur Jefferies Collins (1893-1976), su carta intestata del British Museum (dove ricoprì il ruolo di Assistente Conservatore dal 1919 fino al 1944, quando divenne Conservatore dei Manoscritti, carica che lasciò solo nel 1955). Testo: Questo affascinante codice medievale si apre con un indice del XV secolo sulla pagina di guardia anteriore, che fornisce un accurato (seppur breve) quadro sintetico dei testi contenuti nel libro. Più in dettaglio, include un calendario, seguito da una pagina di tavole computistiche; la lettura della Passione secondo Giovanni; preghiere; gli «Otto versi di San Bernardo», ovvero una selezione di letture del Salterio che, secondo quanto si narra, sarebbero state rivelate dal Diavolo a San Bernardo e che, se recitate quotidianamente, garantirebbero la salvezza; una preghiera sulle sette ultime parole di Cristo sulla croce, attribuita a Beda; le Ore della Vergine, con le cosiddette Ore minori della Vergine e i Sette Salmi penitenziali seguiti da una Litania dei Santi, inserita dopo l’Ora Nona; le Ore della Passione; le Ore dello Spirito Santo; l’Ufficio dei Defunti; e una sequenza finale di inni e preghiere che include l’O intemerata, l’Obsecro te (nella forma maschile, con «famulo tuo»), una preghiera a sant’Erasmo (che si trova in diverse varianti, ma qui: «O sancte Erasme preciose martir et pontifex Christi …») e l’Obsecro te, angelice spiritus.
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