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Una raccolta tratta da un antico codice di Thomas Bradwardine, *De causa Dei contra Pelagium et de virtute causarum*, in latino, manoscritto miniato su pergamena, [Francia settentrionale (quasi certamente Parigi), seconda metà del XIV secolo], 6 fogli (con testo apparentemente continuo) tratti dall’elenco dei capitoli all’inizio dell’opera, testo a doppia colonna di 48 righe in una calligrafia universitaria professionale, lemmi riportati a margine nella calligrafia principale, segni di parafrasi alternati in blu e rosso, iniziali da 2 a 4 righe in oro su fondo blu e rosa scuro, frontespizio con una «P» iniziale molto grande in blu con pennellate bianche sovrapposte, che racchiude un delicato fogliame colorato a volute con foglie di edera su un ampio fondo in oro brunito, l’intera iniziale su fondo rosa scuro con pennellate bianche sovrapposte; la parte discendente dell’iniziale si trasforma in un lungo bordo di testo che si estende per tutta la lunghezza del lato verticale interno dell’intera colonna di testo negli stessi colori di prima e in oro, con viticci di foglie di edera che spuntano da questo e dall’iniziale per riempire due bordi, la foglia iniziale presenta alcune macchie e segni di usura, e la pergamena è traslucida in alcuni punti rendendo difficili da leggere alcune parti del testo; altre piccole macchie e lievi increspature sparse su tutta la pagina; per il resto in buone condizioni, 293 x 225 mm. *** Provenienza: 1. Da un esemplare un tempo maestoso e opulento di questo testo, molto probabilmente realizzato a Parigi per essere utilizzato da un docente dell’università locale. 2. L’abate Victor Chambeyron (1813-63), un sacerdote che ricoprì incarichi a Lione, poi a Belleville-sur-Saône, Saint-Étienne, Couzon-sur-Saône e Givors (tutte nel dipartimento del Rodano), nonché storico e archeologo dilettante della regione lionese. Il suo timbro ovale a inchiostro in calce al foglio 1r, recante il titolo onorifico: «correspondant du ministère de l'instruction pub[li]que et des cultes» (titolo conferito dallo Stato francese ad antiquari e studiosi locali di fiducia, il cui ruolo era quello di reperire documenti di importanza locale). Testo: Le moderne annotazioni a matita all’inizio del foglio 1r (forse di mano di Chambeyron) identificano il testo qui riportato e, sebbene esso esista in numerose varianti, le letture qui riportate corrispondono esattamente alla copia dell’opera registrata per il manoscritto conservato a Klosterneuburg, Augustiner-Chorherrenstift, Cod. 317 (incipit: «Actus. Quod actus est melior potentia maxime in bonis li. 1. capitulo 1 ...”, ed esplicito: “Idolum. Contra colentes idola et ea fabricantes nota multa ibidem parte 31a corollarii primi capituli»; per questi, si veda la banca dati «manuscripta.at»). Thomas Bradwardine (circa 1300-1349) fu uno dei primi matematici, fisici, filosofi scolastici e teologi inglesi, cappellano e confessore di Edoardo III, figura di spicco dell’Università di Oxford e, per un brevissimo periodo, arcivescovo di Canterbury (quest’ultimo incarico per soli tre mesi nel 1349). Chaucer lo classificò come un gigante del sapere al fianco di Agostino e Boezio nel suo Racconto del Prete della Monaca («Ma io non so setacciarlo fino alla crusca [“Ma non riesco a setacciarlo fino alla crusca’, nel senso di setacciare la farina fine attraverso un panno da setacciatura per rimuovere la ‘crusca’ o la pula, e qui nel senso di analizzarlo a fondo] / Come sa fare il santo dottore Agostino / O Boezio, o il vescovo Bradwardyn”). La sua opera principale fu proprio questo testo, un lungo trattato teologico sulla sovranità divina, la grazia e la predestinazione, scritto in risposta a quella che Bradwardine considerava una rinascita del pelagianesimo (la credenza secondo cui il libero arbitrio umano è in grado di raggiungere la salvezza senza una grazia divina speciale). Alcuni manoscritti indicano che fu completato a Londra nel 1344. Il testo è stato recentemente oggetto di un progetto di ricerca condotto da Edit Anna Lukács (La tradizione manoscritta del «De causa Dei» di Bradwardine; concluso nel 2014) presso l’Università di Vienna, che ha rilevato che esso è conservato in 53 manoscritti del XIV e XV secolo, tutti apparentemente custoditi in istituzioni europee (si veda l’elenco pubblicato online da Lukács sul sito web dell’Università di Vienna, relativo ai 30 manoscritti di cui sono ora disponibili riproduzioni presso l’Università di Vienna; i restanti manoscritti si trovano in istituzioni a Vienna o facilmente raggiungibili da quella città). Il vasto database di Schoenberg non riporta alcun manoscritto mai apparso nei registri di vendita, e l’esemplare in questione potrebbe benissimo essere il primo.
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