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Tavolo da gioco in stile Giorgio III Legno di rosa, palissandro, legno reale, mogano, legni bruciati e tinti (acero?) su legno tenero; finiture in bronzo dorato, pelle. Tavolo da gioco con piano ribaltabile su telaio segato e quattro gambe squadrate, slanciate e ricurve. Aperto verso il retro. Sul piano, un riquadro a griglia con cornice a foglia, affiancato da due piccoli bouquet. A 73,5, L 91,5, P 45 cm. Attribuito a Pierre Langlois, 1759-67 circa. Esistono poche testimonianze d’archivio sulla vita di Pierre Langlois, di origini francesi. Il suo nome ci è oggi familiare perché è associato a numerosi mobili di eccezionale pregio. Si presume che abbia ricevuto la sua formazione a Parigi, forse presso Jean-François Oeben (1721–1763). Intorno al 1759 si trasferì in Inghilterra. Inizialmente Langlois condivideva il suo atelier in Tottenham Court Road a Londra con il genero, il fonditore di bronzo e doratore Dominique Jean, che realizzava le finiture per i suoi mobili. Tra i clienti londinesi di Langlois figuravano John Russell, IV duca di Bedford (1710–1771), George William, VI conte di Coventry (1722–1809), e Horace Walpole. Fornì mobili a Lady Louisa Connolly in Irlanda, a Castletown House nella contea di Kildare, nonché a Elisabetta, duchessa di Northumberland, ad Alnwick Castle nel Northumberland. In Inghilterra il marchio di fabbrica francese dell’ebanista non era obbligatorio, pertanto alcuni altri mobili, come questo tavolino da gioco, gli vengono attribuiti solo sulla base di caratteristiche stilistiche. Questo lotto contiene materiali di origine animale che ne impediscono l’esportazione verso paesi al di fuori dell’UE. Bibliografia Cfr. Coleridge, Chippendale Furniture. The Work of Thomas Chippendale and his contemporaries in the Rococo Style, Londra 1968, p. 35, tav. 47, una cassettiera a tre cassetti con le stesse ghirlande di foglie sui lati. Su Langlois cfr. Murdoch, Pierre Langlois: cabinet-maker to the world of fashion, in: Proceedings of the Huguenot Society XXVII (4) 2001, pag. 497 e segg. Questo oggetto è stato realizzato utilizzando materiali per i quali, in caso di esportazione verso paesi al di fuori dell’UE, è necessaria un’autorizzazione ai sensi della Convenzione CITES. Si fa presente che, di norma, tale autorizzazione non viene concessa.
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