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Dente di narvalo montato Monodon monoceros, argento; base in legno intagliato con dorature. Tre parti, unite da manicotti. Punta probabilmente sostituita, con piccole ammaccature nella parte superiore; una scheggiatura reinserita nella parte superiore del secondo terzo; nella parte inferiore, all’altezza di 20 cm, un foro di perforazione più antico (probabilmente dovuto a un precedente montaggio). L 187,5, con base H 197 cm. Il narvalo vive nelle acque artiche e si trova quasi esclusivamente nelle zone di banchisa. Soprattutto nei maschi, ma anche nelle femmine, il canino sinistro cresce a forma di elica fino a raggiungere i tre metri di lunghezza. Questo dente è un organo sensoriale altamente sensibile con circa dieci milioni di terminazioni nervose. La balena lo utilizza per percepire la temperatura, la salinità, la pressione e i cambiamenti chimici nell’acqua, in modo da poter individuare pesci e altre prede. Nelle lotte per il territorio, i narvali maschi usano il dente come arma, come testimoniano i denti spezzati e le cicatrici sulla fronte. I denti del narvalo, che occasionalmente venivano portati a riva dalle onde, sono stati considerati per secoli una prova dell’esistenza dell’unicorno. Le raffigurazioni più famose di questa creatura mitologica e del suo lungo corno si trovano a Parigi, al Musée Cluny, oggi Musée national du Moyen Âge. Si tratta di una serie di sei arazzi Millefleurs risalenti alla fine del XV secolo, in cui una dama di corte e un unicorno rappresentano le allegorie dei cinque sensi. Il sesto arazzo è intitolato «Mon seul désir» e raffigura l’unicorno e la dama con lo scrigno dei gioielli. È stata rilasciata l’autorizzazione alla commercializzazione DE-K-240418-243 per il mercato interno dell’UE. Bibliografia Per quanto riguarda il materiale, cfr. v. Philippovich, Elfenbein, Monaco di Baviera 1982, pag. 13 e segg. Questo oggetto è stato realizzato utilizzando materiali per i quali, in caso di esportazione verso paesi al di fuori dell’UE, è necessaria un’autorizzazione ai sensi della Convenzione CITES. Si fa presente che, di norma, tale autorizzazione non viene concessa.
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