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Lempertz

611 - Albert Jansz Vinckenbrinck

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Albert Jansz Vinckenbrinck Importantissima noce decorata con microintagli raffiguranti le Sette Opere di Misericordia Libro. Frutto (mela o mela cotogna?) intagliato in due parti a tutto tondo. Entrambe le metà sono svuotate all’interno e presentano scene in miniatura parzialmente incastonate. Altezza/larghezza circa 5 cm. In astuccio ottagonale in pelle d’epoca, altezza 7,5, profondità 10 cm. Recante il monogramma «AV», probabilmente di Albert Jansz. Vinckenbrinck (1605 - 1664). La storia della salvezza in un guscio Sempre più piccolo! Il downsizing era un tema di grande attualità nell’artigianato e, in particolare, nell’arte dell’intaglio all’inizio del XVI secolo. Le miniature e gli intagli in miniatura sondavano i limiti delle possibilità tecniche, esercitando un grande fascino in un’epoca di delirio di fattibilità come quella del Rinascimento. Anche lo sviluppo delle lenti ottiche acquisì rapidamente slancio. Ciò consentiva di correggere i difetti visivi, ma soprattutto, grazie alle lenti di ingrandimento migliorate, di lavorare su dimensioni che fino ad allora erano state difficilmente accessibili alla vista umana. I prodotti della pittura in miniatura e dell’intaglio in micro scala che ne derivarono, mai visti prima, trovarono un pubblico composto da membri dell’antica nobiltà e da cittadini benestanti, la cui ambizione di rappresentare se stessi stimolava la creazione di queste piccole meraviglie. Tali possibilità ed esigenze si intrecciarono con il movimento della Devotio Moderna. Questo movimento di riforma spirituale si era diffuso nel corso del XV secolo nei Paesi Bassi e in particolare nei territori dell’odierna Germania e promuoveva un atteggiamento di concentrazione e interiorizzazione. La riflessione individuale dei fedeli assunse un’importanza sempre maggiore rispetto alle discussioni accademiche della scolastica, fino ad allora predominante. In questo contesto, la preghiera contemplativa e la devozione privata acquisirono sempre maggiore importanza. L’accessorio adatto a questo scopo e facile da portare con sé nella vita quotidiana era spesso una versione in miniatura di un altare come simbolo della presenza di Cristo, oppure un oggetto ancora più raffinato e minuscolo: una nocciola da preghiera, spesso appesa a un rosario. La realizzazione di questi oggetti preziosi richiedeva la massima abilità, di cui solo pochi intagliatori erano capaci. Questi oggetti in miniatura di grande pregio artistico erano accessibili solo alle persone più in vista e benestanti dell’epoca e, di conseguenza, gli esemplari che si possono trovare sono rari. Le collezioni dei re e dei principi appassionati d’arte contenevano e contengono tuttora esempi di queste grandi opere di microintaglio. Divenne famosa, ad esempio, quella che il cardinale inglese Wolsey donò a Enrico VIII. Da una famiglia di altissimo rango proviene anche il rosario di Maria di Borgogna, moglie del futuro imperatore Massimiliano I, uno dei più significativi nel suo genere. Fu completato solo dopo sette anni di lavoro e oggi si trova nel Museo minerario e gotico di Leogang. Si dice addirittura che il maestro Hieronymus Faber abbia impiegato ben 18 anni per realizzare il famoso esemplare conservato nel Tesoro della Residenza di Monaco. La maggior parte degli altri esempi di noci di preghiera impreziosisce le collezioni del Metropolitan Museum di New York, del British Museum di Londra, del Kunsthistorisches Museum di Vienna e di molti altri. Pochi di questi pezzi sono ancora di proprietà privata. Nelle due metà della «Betnuss» qui presentata si aprono mondi microscopici. Due magnifici interni architettonici di rappresentanza, con numerose figure di contorno, fanno da sfondo alle opere di misericordia. Nel formato più piccolo possibile hanno trovato spazio una grande chiesa a sala in stile tardo gotico e la scalinata di un palazzo rinascimentale. Al loro interno, a un affamato viene dato del pane, a chi ha sete dell’acqua, ai senzatetto viene offerto un riparo, si donano vestiti, si assistono i malati e i prigionieri e si accompagna un defunto alla sepoltura. Nella rivista *Oud Holland* del 1887 sono dedicate all’oggetto quasi 20 pagine. Riguardo alla provenienza, l’autore scrive quanto segue: «La mela, su cui sono incise le opere di misericordia e che nel 1835 era di proprietà di un certo signor V.C. a Spaarndam, è descritta nel *Nederlandsch Magazijn* del 1835, a pag. 83. Oggi si trova nella collezione dell’onorevole signor C. Becker a Francoforte. Ricordo che intorno al 1848 un certo Coenraad Reckers o Reekers di Haarlem viaggiava con questa mela e la mostrava in cambio di una piccola ricompensa. (...)” (p. 86, dal neerlandese). Già questo breve brano testimonia il grande fascino che questo oggetto d’arte in miniatura ha sempre esercitato. Quanto fosse orgoglioso l’intagliatore della sua opera lo dimostra anche il minuscolo monogramma che appose sulla colonna centrale anteriore della chiesa. Albert Jansz. Vinckenbrinck, nato a Spaarndam nel 1605, proveniva da una famiglia di artisti. Suo padre, Jan Albertsz Vinckenbrinck, era falegname, mentre i pittori Jan e Andries Both facevano parte della sua stretta cerchia di parenti. Dal 1624 gestì una falegnameria e uno studio di scultura sul Singel ad Amsterdam, che dopo la sua morte, avvenuta nel 1664, furono rilevati da suo figlio Abraham.

Testo tradotto da DeepL.
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Asta

Arti decorative, argento, sculture, mobili, ceramica e porcellana
venerdì 20 novembre
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