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Paul SIGNAC (1863-1935) Il Monte Bianco, 1920 circa, cartone preparatorio per *Il Monte Bianco. Rosa* (F.C. n. 545) Inchiostro e lavaggio d’inchiostro con tocchi di guazzo blu. Firmato in basso a destra. Etichetta sul retro del cartoncino: «N. di catalogo 3079». (Carta sbiadita, segni di sfregamento e piccoli strappi). 71 x 98 cm Provenienza: - n. 3079 (etichetta sul retro). - Collezione Jean Adhémar, Parigi. Successivamente tramandata per via ereditaria. All’acquirente verrà consegnato un certificato della signora Marina Ferretti, datato 3 novembre 2026. La nostra opera è da mettere in relazione con il dipinto *Le Mont Blanc, Rose* del 1921, presentato al Salon des Indépendants dello stesso anno prima di passare per le gallerie Bernheim-Jeune a Parigi, Giroux in Belgio e Golschmidt in Germania. Georges Jamati scrive a proposito di questo dipinto: «Il solo gioco delle linee, la calma delle creste orizzontali, lo slancio delle verticali, basta a far emergere dietro un primo piano audace – un angolo di prato senza dubbio, ma soprattutto una macchia di colore – il Monte Bianco come un’apparizione immateriale, una sorta di montagna di nuvole. A dire il vero, i nostri ricordi personali della montagna non evocano in noi un sogno del genere. Ma P. Signac non avrebbe potuto esprimere meglio quella sorta di estasi del colore che un misticismo naturalista risveglia in lui. Ha operato come decoratore di alto livello e al tempo stesso come grande emotivo, impegnato a disciplinare le sensazioni libere in vista della realizzazione di una sintesi ardente» (in «Le Salon des Indépendants», Rythme et Synthèse, marzo 1921, p. 140). Il nostro disegno si presenta come uno studio compiuto del Monte Bianco, Rosa (riprodotto in Françoise Cachin, con la collaborazione di Marina Ferretti-Bocquillon, Signac. Catalogo ragionato dell’opera pittorica, Parigi, Gallimard, 2000, n. 545, p. 315). In entrambe le opere, il massiccio è concepito come un gioco di contrapposizione tra masse scure e superfici luminose. Il lavaggio permette di ottenere contrasti potenti che evocano gli effetti che Signac sviluppa attraverso il colore sulla tela. Il trattamento delle creste e i delicati ritocchi di guazzo blu del nostro disegno richiamano le linee sinuose e nervose formate dalle pennellate colorate impiegate nell’opera dipinta. Questo tema trova eco nella cerchia artistica riunita attorno a Georgette Agutte, pittrice e scultrice, e a suo marito Marcel Sembat, ministro dei Lavori Pubblici dal 1914 al 1916 e grande appassionato d’arte. Collezionisti e mecenati, la coppia accoglieva regolarmente nella propria tenuta savoiarda diverse figure di spicco dell’avanguardia francese, tra cui Henri Matisse, Albert Marquet, André Derain e Paul Signac.
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