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Ⓗ HOANG TICH-CHU (1912-2003) "Riposo", 1998 Pannello in legno laccato Firmato e datato in basso a destra 99 × 99 cm L’opera è accompagnata da un certificato rilasciato dal figlio dell’artista, nonché da una fotografia scattata insieme al figlio dell’artista. HOÀNG TÍCH CHÙ (1912 - 2003) "Nghỉ ngơi", 1998 Laccato su tavola di legno Firmato e datato in basso a destra 99 x 99 cm L’opera è accompagnata da un certificato rilasciato dal figlio dell’artista e da una fotografia scattata insieme al figlio dell’artista In “Riposo”, il pittore Hoàng Tích Chù (1912-2003) invita lo spettatore a entrare in un universo artistico pervaso da serenità e di buon auspicio. Su uno sfondo di lacca rossa brillante, due donne vietnamite in áo dài occupano il centro della composizione, circondate da pavoni, una fenice, farfalle, orchidee, pesche, cachi, un gatto e un albero secolare. Una, seduta su una piccola stuoia, tiene in mano un ventaglio; l’altra, in piedi vicino al tronco, alza le braccia per pettinarsi i lunghi capelli. Un pavone dispiega la coda su un ramo secco, mentre una fenice vola sopra i personaggi, con la testa rivolta verso di loro. Tre farfalle svolazzano sopra un’aiuola di orchidee. Nella concezione tradizionale vietnamita della vita e della cultura, i motivi simbolici obbediscono spesso a logiche proprie, indipendenti dalla realtà. Cosa ha spinto quindi Hoàng Tích Chù a scegliere e ad associare queste figure? Ha voluto evocare la prosperità e gli auspici favorevoli in un’atmosfera di spensierato riposo, o semplicemente introdurre nel suo dipinto elementi a lui cari? E come hanno fatto questi motivi familiari a trasformarsi in un’opera pittorica dotata di una bellezza singolare? In «Riposo», se si considera ogni motivo separatamente, si ritrovano facilmente i significati che gli vengono tradizionalmente attribuiti nella cultura orientale. Il pavone simboleggia lo splendore e la prosperità; la fenice, uccello mitico, è associata alla virtù, alla nobiltà e alla pace; l’orchidea evoca l’elevazione morale e la raffinatezza; la farfalla suggerisce la primavera e l’amore; la pesca è associata alla longevità e agli auspici favorevoli. Ma se ci si limitasse a queste interpretazioni, qualsiasi opera che ricorresse a motivi simili finirebbe per esprimere un contenuto quasi identico. L’unicità del quadro non risiede quindi nella semplice somma di significati simbolici, ma nelle relazioni che il pittore instaura tra queste diverse figure. Il pavone non sta a terra: dispiega la coda su un ramo secco. Lo splendore e la morbidezza del suo piumaggio contrastano con le linee spigolose e spoglie del ramo, creando una tensione visiva carica di emozione. Le farfalle che volano sopra le orchidee uniscono i fiori alle loro ali con un movimento leggero. Più in alto, la fenice, con le ali spiegate, la lunga coda ondulata e la testa inclinata verso il basso, sembra abbracciare con lo sguardo l’intera scena. La presenza simultanea del pavone e della fenice crea inoltre un interessante gioco di corrispondenze. Uno è un uccello reale, l’altro un uccello mitico nato dall’immaginario umano; uno è appollaiato su un ramo, l’altro vola nello spazio. La bellezza del reale e quella dell’ideale coesistono, dialogando tra loro sia per la loro posizione nella composizione sia per la loro capacità di suggerire significati complementari. Accanto a queste figure nobili e simboliche, il gatto, il ventaglio, la piccola stuoia e le pesche — o cachi — apportano una dimensione familiare, vicina alla vita quotidiana. Le due donne non prendono parte ad alcuna narrazione specifica e non si scambiano né sguardi né gesti. Ciascuna sembra immersa in un momento intimo, prendendosi tranquillamente il tempo per riposarsi e godersi un universo circondato dalla bellezza della natura e da segni di buon auspicio. È in questo stato d’animo che il carattere «dilettante e raffinato»¹ di Hoàng Tích Chù trova la sua espressione più azzeccata. Non è necessario rappresentare la ricchezza per evocare la prosperità, né illustrare un’antica leggenda per esprimere auspici favorevoli. I motivi sono scelti per la loro intrinseca bellezza, per la ricchezza delle loro forme e delle loro linee, nonché per la loro capacità di suscitare un’emozione estetica. Il pittore crea così un universo al tempo stesso vicino alla vita e ricco di un immaginario del bello, concepito per la contemplazione e idealizzato. Un’altra particolarità di Hoàng Tích Chù risiede nella sua predilezione per i formati quasi quadrati o quadrati. L’equilibrio tra larghezza e altezza gli permette di organizzare i personaggi e i dettagli secondo direzioni diverse, senza dipendere necessariamente da uno spazio costruito
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