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Jan Brueghel il Giovane, Anversa 1601 - 1678 Anversa Jan Brueghel il Giovane e il suo successore Hendrik van Balen Allegoria dei quattro elementi 1630-35 Olio su tela; incorniciato 62 x 106 cm Dorotheum, Vienna, 26 settembre 2017, lotto 115; collezione privata austriaca In tutta la sua sontuosa magnificenza e con innumerevoli dettagli, questo dipinto presenta l’«Allegoria degli elementi». Al centro si trova la dea della fertilità e dell’agricoltura, Cerere, seduta e riconoscibile dall’attributo di Abundantia, il corno dell’abbondanza traboccante. Al suo fianco, una dea del mare o una ninfa, probabilmente Anfitrite o Galatea, incarna l’elemento dell’acqua. Ai piedi di Cerere, una figura nuda, probabilmente Flora, le porge una vite. Tra le due figure avvinghiate in volo nell’angolo in alto a sinistra, una delle due, di sesso femminile, regge una torcia. Si tratta dei simboli del fuoco e dell’aria, Vesta e Giunone. Intorno alle personificazioni è rappresentata tutta la ricchezza di specie del mare, della terra e dell’aria in innumerevoli pesci, uccelli e altri animali, così come la fertilità della terra sotto forma di ortaggi, frutti e fiori (cfr. Klaus Ertz, Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625). Lingen 2008, vol. III, p. 1080). La composizione acquista un fascino particolare e un ulteriore livello di significato grazie alla rappresentazione, sullo sfondo, di una scena della vita quotidiana fiamminga. «Dei e uomini si trovano nello stesso spazio paesaggistico. Gli uomini non sono lontani dagli dei, ma ricevono i loro doni e li accettano. Davanti ai contadini, la cui esistenza dipende in modo del tutto particolare dalla ‘Magna Mater’ Natura (Cerere), giacciono frutti sparsi proprio come davanti alle dee. Gli uomini si sono creati gli dei. Questi non possono acquisire autonomia, non vengono raffigurati per se stessi (come spesso accade nell’arte), ma vengono ricollegati ai loro creatori spirituali, proprio gli uomini. L’atto concettuale dell’artista ha una portata enorme, perché in questo modo gli dei non dimorano più «nel vuoto», ma tra gli esseri umani stessi.» (Ertz 2008, p. 1084) Nel 1625, dopo la morte del padre, Jan Brueghel il Giovane aveva rilevato la sua fiorente bottega e l’aveva portata avanti con successo. Riprese più volte i temi del padre, reinterpretandoli secondo il proprio stile personale. Jan Brueghel il Vecchio aveva già realizzato nel 1604 la composizione di base per l’«Allegoria degli elementi», un dipinto che oggi si trova al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Tuttavia, già intorno al 1615 aveva variato lui stesso il tema in un altro dipinto, oggi conservato al Prado di Madrid (cfr. Ertz 2008, WVZ 518 e 520). L’opera in questione si ispira alla versione del Prado ed è stata realizzata all’inizio degli anni Trenta del Seicento. Come osserva il dott. Klaus Ertz, proprio i colori intensi, tipici di Jan Brueghel il Giovane, sono caratteristici di questo periodo del pittore, in cui egli comincia a distanziarsi tecnicamente dal modello del padre. «Il tema di ampio respiro dell’allegoria non occupò solo Jan Brueghel il Giovane durante l’intera sua carriera artistica fino a ben oltre gli anni ’50 del Seicento. Si trattava, oltre alle rappresentazioni mitologiche e cristiane, di un tema che interessava moltissimo gli artisti e i loro clienti colti (in questo caso soprattutto la nobiltà e il clero, che potevano permettersi questi quadri). Dopo la morte del padre, Jan Brueghel il Vecchio, anche il figlio Jan Brueghel il Giovane collaborò spesso con il pittore di figure Hendrick van Balen e, naturalmente, dopo la morte di quest’ultimo, con numerosi altri pittori di figure che seguivano la scia di van Balen.” (Perizia del dott. Klaus Ertz, 19 aprile 2018) È allegata una breve perizia del dott. Klaus Ertz, Lingen, del 19 aprile 2018. Tassazione differenziale (il 33% del sovrapprezzo include l’imposta sul valore aggiunto del 20%), le commissioni di Drouot sono incluse / Differential Taxation (33% including 20% sales tax), Drouot Bidding Fees are included Aggiunte al nostro regolamento interno: https://imkinsky.com/zusaetze-zu-unserer-geschaeftsordnung
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