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Frans Francken il Giovane, Anversa 1581 - 1642 Anversa Frans Francken il Giovane La dea Diana – dea lunare dalle tre facce della fertilità, della caccia e della stregoneria 1606 circa Olio su rame; incorniciato 50,5 x 66,5 cm Sul retro è visibile il marchio di conio utilizzato in precedenza (fino al 1606) dal produttore di lastre di rame Pieter Stas. Dorotheum, Vienna, 17 ottobre 2017, lotto 34; collezione privata austriaca Il presente dipinto è una rappresentazione unica nella pittura del primo XVII secolo della «Dea Diana – come dea lunare dalle tre forme della fertilità, della caccia e della stregoneria». Proprio nei suoi esordi, intorno al conseguimento del titolo di maestro libero nel 1605, Frans Francken il Giovane sviluppò rappresentazioni straordinarie e fino ad allora iconograficamente sconosciute, come ad esempio balli in società, cucine di scimmie e streghe, scene del sabba delle streghe e interni di gallerie dipinti. Il soggetto centrale del dipinto, la dea Diana, è qui raffigurata mentre mostra la propria nudità, coperta solo da un drappo, sulle rive di un fiume. È circondata da figure femminili, in parte anch’esse nude, ma in parte anche elegantemente vestite. In linea con la sua tradizionale rappresentazione nell’arte, come dea della caccia, tiene in mano una freccia e due dei suoi cani da caccia sono seduti accanto a lei, mentre sullo sfondo i cacciatori inseguono un cervo. Il fatto che Diana, signora dei boschi e dei boschetti, non tolleri alcun intruso nel suo regno, è sottolineato dal racconto di Atteone: dopo che il giovane cacciatore aveva osservato Diana e le sue ninfe mentre facevano il bagno, la dea lo trasformò spietatamente in un cervo, che fu sbranato dai suoi stessi cani. A questo lato oscuro e sfrenato del suo carattere allude anche il simbolo della notte: la falce di luna tra i suoi capelli sciolti. Ai tempi di Frans Francken, le notti erano considerate portatrici di sventura. Così Diana – come le sue compagne, che appaiono seducenti per la nudità, la musica o gli abiti provocanti – in questo dipinto va interpretata non solo come simbolo dell’arte della seduzione, ma anche come «succube», un demone. L’idea delle «succubi» femminili era diffusa in tutta Europa fin dal Medioevo. Secondo la tradizione, queste streghe avrebbero violentato i dormienti per procreare, in modo che questi abbandonassero la fede cattolica e si convertissero a Satana e alla magia. Nella credenza tradizionale, Diana era considerata una dea pagana, seguita da innumerevoli donne in una società composta da seguaci del diavolo (societas Dianae). Quanto fosse diffusa questa credenza ai tempi di Frans Francken è sottolineato da un decreto sulla caccia alle streghe emanato nel 1606 dagli Asburgo ultra-cattolici residenti a Bruxelles, gli arciduchi Alberto e Isabella. Non sorprende quindi che proprio in quel periodo l’artista si occupasse prevalentemente di tematiche legate alle streghe e che diverse «cucine delle streghe», realizzate intorno al 1604/06, presentino una grande affinità stilistica e tematica con il dipinto in questione. Accanto alle numerose ninfe erotiche, tuttavia, sul margine sinistro del quadro si trovano giovani donne vestite in stile borghese, sedute a una tavola imbandita in modo sontuoso. Anch’esse incarnano una «compagnia di Diana» e mettono così in luce il lato positivo di Diana come dea delle donne. Alludono alle preoccupazioni specifiche delle giovani donne, come il desiderio di avere figli, un parto facile o un buon matrimonio – desideri per la cui realizzazione si pregava anch’essa Diana. In questo dipinto, Frans Francken reinterpreta quindi in chiave contemporanea il concetto tradizionale e letterario di «societas Dianae», trasponendolo in modo vivido nella propria realtà. L’artista mette qui in evidenza ciò di cui si riteneva Diana, la dea della luna, responsabile: ella è evidentemente cacciatrice, sovrana delle streghe, ma anche dea della fertilità. Dipinti dai contenuti così complessi venivano realizzati per committenti provenienti da un ambiente di formazione umanistica – ovvero teologi, studiosi o personalità della corte di Bruxelles. All’epoca, i discorsi tenuti davanti ai dipinti da esperti d’arte facevano parte dell’interpretazione di composizioni così ricche di significato e stimolanti nel senso migliore del termine (cfr. perizia dettagliata della dott.ssa Ursula Härting, 22 luglio 2017). È allegata la perizia della dott.ssa Ursula Härting, Hamm, del 22 luglio 2017. Tassazione differenziale (il 33% del sovrapprezzo include l’IVA al 20%), le commissioni di Drouot sono incluse / Differential Taxation (33% including 20% sales tax), Drouot Bidding Fees are included Aggiunte al nostro regolamento: https://imkinsky.com/zusaetze-zu-unserer-geschaeftsordnung
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