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Carel Willink (1900-1983) Il Rijksmuseum di notte, firmato e datato “Willink ’50” (in basso a destra), olio su tela, 66,5x52,5 cm, esposto a: Amsterdam, Kunsthandel Huinck & Scherjon, «Nieuw werk en enige abstracte composities uit 1922-24 van A.C. Willink», 23 ottobre-18 novembre 1950, n. 8.- Amersfoort, De Zonnehof, «Willink 75 jaar: schilderijen, voorstudies, aquarellen, tekeningen van Carel Willink», 19 dicembre 1974-2 marzo 1975, n. 10-157.Bibliografia:-N. Miret, «Kunst en Kunstleven», 1950, n. 12.-Huinck & Scherjon, «Nieuw werk en enige abstracte composities uit 1922-24 van A.C. Willink», Amsterdam 1950, n. 8.-Walter Kramer e Marja Roscam Abbing, «Willink», L’Aia 1973, ill. p. 139, n. 157.-De Zonnehof, «Willink 75 jaar: schilderijen, voorstudies, aquarellen, tekeningen van Carel Willink», Amersfoort 1974, n. 10-157.-H.L.C. Jaffé, «Willink», vol. 3, Amsterdam 1986, ill. p. 227, n. 224.-Rémon van Gemeren, «Amsterdam door de ogen van Carel Willink», Zwolle 2021, ill. p. 70. Provenienza: - Collezione privata, Paesi Bassi. - Collezione Loek Brons, Amsterdam. - Collezione del dott. I. Swelheim, Amsterdam. - Presso Kunsthandel Studio 2000, Blaricum, dove è stata acquistata dall’attuale proprietario.Nel 1935, Carel Willink (1900-1983) si trasferì nella sua casa e nel suo studio sulla Ruysdaelkade ad Amsterdam, rendendo l’imponente architettura e i giardini del Rijksmuseum uno spettacolo familiare e una potenziale fonte di ispirazione. Willink vedeva il mondo come un luogo misterioso, imperscrutabile e transitorio. La bellezza duratura dell’architettura potrebbe avergli offerto un senso di stabilità in un mondo che egli percepiva come incerto. La sua visione pessimistica trovava espressione anche nella sua autocritica: «Non mi piace disegnare. Da giovane non sapevo certo disegnare molto bene e ora che sono un bel po’ più vecchio non ci riesco ancora». Willink è considerato uno dei più importanti esponenti del realismo magico nei Paesi Bassi. Il movimento emerse in un’epoca in cui l’astrazione e l’espressionismo stavano acquisendo sempre maggiore rilevanza. Willink deve aver conosciuto per la prima volta questi sviluppi artistici quando si trasferì a Berlino nel 1920, dove entrò in contatto con le opere di artisti tedeschi come George Grosz (1893-1959) e Otto Dix (1891-1969), legati alla Neue Sachlichkeit. Questo movimento privilegiava la rappresentazione figurativa e una visione critica, spesso priva di sentimentalismo, della società moderna. Dopo il ritorno nei Paesi Bassi nel 1923, Willink sviluppò gradualmente il proprio stile attraverso sperimentazioni con l’astrazione, il cubismo e il neoclassicismo. A partire dagli anni ’30, si orientò sempre più verso uno stile pittorico preciso e realistico, combinando dettagli accuratamente resi con atmosfere misteriose e inquietanti. Lo stesso Willink non gradiva l’etichetta di «realismo magico», sostenendo che non ci fosse nulla di magico nelle sue opere. Preferiva il termine «realismo immaginario», che descriveva il modo in cui riorganizzava gli elementi della realtà attraverso la sua immaginazione per creare scene riconoscibili ma al tempo stesso insolite. Nel 1931, Willink viaggiò in Italia con suo fratello Jan, visitando città come Firenze e Pisa. Durante questo viaggio, sviluppò un’ammirazione per l’opera di Giorgio de Chirico (1888-1978), i cui dipinti metafisici sono caratterizzati da architettura classica, spazi deserti, ombre allungate e luci insolite. L’opera di de Chirico esercitò un’influenza importante sullo sviluppo artistico di Willink. Willink sviluppò in seguito un linguaggio visivo distintivo in cui edifici e oggetti riconoscibili sono collocati in ambientazioni accuratamente costruite, spesso deserte. Anziché adottare gli approcci sperimentali di movimenti come l’Espressionismo Astratto e il CoBrA, rimase fedele alle tecniche pittoriche tradizionali e al realismo meticoloso. In *Rijksmuseum di notte*, dipinto nel 1950, l’architettura classica, il cielo scuro e il drammatico gioco di luci e ombre richiamano aspetti dell’immaginario metafisico di De Chirico. In questo dipinto Willink crea un senso di inquietudine incombente attraverso il contrasto tra il cielo scuro e minaccioso e le varie fonti di luce. La luce della luna e l’illuminazione artificiale sembrano riversarsi sul Rijksmuseum e sui suoi dintorni, creando un suggestivo gioco di luci e ombre. Sebbene i dettagli architettonici siano resi in modo realistico, la loro insolita illuminazione conferisce alla scena un’atmosfera che sembra lontana dall’esperienza quotidiana. L’assenza di persone rafforza il senso di isolamento. Un tronco d’albero sembra aver fatto breccia nel selciato, sollevando una delle pietre della pavimentazione e introducendo un’inaspettata perturbazione in un contesto altrimenti ordinato. Anche il monumentale cancello in primo piano appare in qualche modo fuori posto. Si tratta dell’Herepoort, una struttura assemblata con frammenti di un’antica porta della città di Groninga, originariamente eretta nel 1621. I frammenti furono incorporati nei giardini del Rijksmuseum nel XIX secolo, e la porta ricostruita era già al suo posto in occasione dell’inaugurazione del museo nel 1885. La sua presenza introduce un elemento architettonico storico
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