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Un seguace di Carlo Dolci (Firenze, 1616–1686). “Madonna dei Dolori”. Olio su tela. Reintelatura. Presenta lievi imperfezioni. Dimensioni: 50 x 40 cm; 67 x 57 cm (con cornice). Provenienza: Lascito di Ramon Martí Alsina e Ricard Martí Aguiló. Collezione artistica e patrimoniale proveniente dall’eredità dei pittori catalani Ramon Martí Alsina (1826–1894), figura di spicco del realismo catalano del XIX secolo, e di suo figlio Ricard Martí Aguiló (1857–1935). Trasmessa e arricchita nel corso delle generazioni successive, la collezione riunisce opere provenienti dai fondi originali di entrambi gli artisti insieme ad acquisizioni effettuate dai loro discendenti. Impegnati a preservare e recuperare l’eredità di famiglia, i discendenti hanno attivamente riacquistato le opere dei pittori man mano che queste entravano sul mercato, ampliando progressivamente la collezione fino a includere dipinti, sculture, reperti archeologici e altri oggetti di rilevanza artistica e storica. La Dolorosa è una Vergine del Calvario, testimone della sofferenza e della morte di suo figlio. Questa devozione ai Dolori della Vergine affonda le sue radici nel Medioevo e fu promossa in particolare dall’Ordine dei Serviti, fondato nel 1233. Questa iconografia è caratterizzata dalla raffigurazione di Maria da sola, lo sguardo rivolto verso l’alto, verso la figura di Cristo sulla croce, con gli occhi pieni di lacrime e un’espressione di profondo dolore sul volto. Si tratta di un tema molto comune nei dipinti destinati alla devozione privata, come si vede in questo esempio, che è chiaramente devozionale non solo per il soggetto, ma anche per le sue dimensioni ridotte. In questo tipo di opera, la composizione qui osservabile — chiara, equilibrata e semplice — è comune e garantisce che lo sguardo dello spettatore rimanga concentrato sul volto, che costituisce la figura centrale dell’opera. Date le caratteristiche dell’opera — in particolare per quanto riguarda lo stile del disegno, con le labbra serrate, il naso affilato e gli occhi dalle palpebre ampie — questo dipinto può essere attribuito allo stile di Carlo Dolci. Pittore fiorentino entrato nella bottega di Jacopo Vignali intorno al 1625, la sua maestria tecnica gli valse una solida reputazione sin da giovane. Negli anni Quaranta del Seicento, la richiesta delle sue opere era cresciuta a tal punto che spesso ripeteva le composizioni. Sebbene la maggior parte delle sue opere abbia soggetti religiosi, dipingeva anche ritratti. Il suo stile si contraddistingue per l’elevato grado di raffinatezza e si discosta notevolmente da quello di altri pittori italiani contemporanei, poiché le sue opere mostrano una forte influenza della pittura olandese, alla quale avrebbe avuto accesso nelle collezioni dei Medici.
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