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FINI (Leonor) (1908-1996). Pittrice surrealista, litografa, scenografa teatrale e scrittrice francese di origini italiane. Figura singolare del surrealismo, vicina agli ambienti letterari e artistici della sua epoca.LUNGA LETTERA AUTOGRAFA FIRMATA «Leonor» A PIERRE BESSE. S.l.n.d. [Nonza, Corsica, verso il 1960]. 6 pagine in folio. LETTERA MOLTO LUNGA E PIACEVOLE CHE RACCONTA DI UNA CONTROVERSIA ARTISTICA, DEI SUOI AMICI, DI STANISLAO LEPRI, DI KOT JELENSKI E DELLA VITA FANTASIOSA DELLA SUA CERCHIA IN CORSICA. Leonor Fini si scusa con il suo corrispondente per il suo silenzio, poiché tutta la sua energia è assorbita da una vicenda riguardante un certo Fabrizio, che sta assumendo proporzioni smisurate e provoca violente dispute nella sua cerchia. «Mi scuso per aver scritto così poco o per non aver scritto affatto, perché tutta la mia energia epistolare è assorbita dalla vicenda di Fabritio (Fabritius sarebbe meglio), di cui forse Kot vi ha accennato vagamente. La vicenda sta assumendo proporzioni imponenti come un cinghiale sazio e ha un che di pirandelliano: le versioni sono più che disparate.» Con la sua consueta schiettezza, racconta gli intrighi e le rivalità che oppongono diverse personalità, in particolare Elsa, Sergio e Bill, nei confronti del quale si mostra particolarmente scettica: «Le mie lettere sono severe (e ormai mi diverto come se fosse un giallo) nei confronti di tutti, e le riproduzioni a colori dei quadri di Bill che Kot mi ha appena portato mi fanno dubitare del suo genio.» La seconda parte della lettera offre un ritratto particolarmente vivido della vita quotidiana dell’artista in Corsica, circondata dai suoi cari, dai suoi animali e dalle sue stravaganti feste. Si rallegra del ritorno di Kot, Konstanty Aleksander Jeleński, il suo compagno, e descrive poi una grande festa organizzata nel chiostro del convento in cui alloggia, addobbato con festoni di rose, ghirlande e lanterne. Menziona diversi ospiti, in particolare Lidia, Hector e Stanislao Lepri, il suo compagno e pittore, nonché i gatti che prendono parte a questa scena insolita: «Lepri in viola scuro ma un po’ stravagante con un cappello da Ku Klux Klan e i gatti (3 nostri, 4 del convento) camminavano sulle zampe posteriori (in onore, forse, di una gigantesca aragosta). » Conclude con un racconto più intimo della sua vita quotidiana, tra i lavori di ristrutturazione del convento, i pasti preparati con gli amici e il ritorno della tranquillità dopo un periodo di insonnia: «Per tutto il mese ho sofferto di insonnia (nervi, luna, assenza di Kot) – da quando è arrivato Kot dormo come un porcospino in inverno. » Bella lettera, particolarmente rappresentativa della personalità esuberante, ironica e anticonformista di Leonor Fini. Costituisce una testimonianza vivida della sua cerchia artistica e letteraria, dei suoi rapporti con Stanislao Lepri e Kot Jeleński, nonché dell’atmosfera dei suoi soggiorni in Corsica. Qualche piega e qualche sgualcitura dovute all’uso.
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